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Case popolari, Drei replica ai grillini: "Nessuno sfratto, inaccettabili falsità a fini elettorali"

Davide Drei, assessore al Welfare del Comune di Forlì, replica alle dichiarazioni pronunciate dagli esponenti del Movimento 5 Stelle di Forlì

"È inaccettabile che si speculi sul disagio delle persone per fini puramente elettorali facendo affermazioni false e prive di fondamento. Soprattutto su un tema sensibile come quello delle case popolari". Arriva a stretto giro la replica secca del candidato sindaco, Davide Drei, assessore al Welfare del Comune di Forlì, alle dichiarazioni pronunciate dagli esponenti del Movimento 5 Stelle di Forlì, secondo cui nel nostro territorio l'assegnazione degli alloggi avverrebbe in modo discriminatorio nei confronti degli italiani, a favore dei cittadini stranieri.

"Sul totale delle case popolari presenti a Forlì, pari a circa 1.600 alloggi - spiega Drei - la percentuale di famiglie straniere assegnatarie corrisponde sostanzialmente alla percentuale di famiglie straniere residenti nel nostro Comune, che significa un alloggio su dieci dato a cittadini stranieri. Giova ricordare, a questo proposito, che i criteri per l'assegnazione delle case popolari non prevedono alcuna discriminazione o vantaggio in funzione dell'appartenenza etnica".

Quanto poi alla questione degli appartamenti di via XXIV Maggio, Drei rimarca "la totale infondatezza delle affermazioni e fa chiarezza. Gli alloggi in questione corrispondono a 8 palazzine Stile Liberty risalenti agli anni '30, per un totale di 25 alloggi. Queste palazzine, ad oggi, sono inserite nel piano vendita del Comune per garantire la manutenzione e il reinvestimento in nuova edilizia popolare. Nessuno di coloro che abitava negli appartamenti in questione è stato sfrattato dal Comune di Forlì", sottolinea Drei.

Tutti gli appartamenti sono rimasti liberi per decesso degli assegnatari o per spontanea e volontaria accettazione delle famiglie di una diversa sistemazione in altri alloggi pubblici messi a disposizione dal Comune. Di più: a tutti coloro che sono ancora presenti nelle palazzine, è stata proposta una diversa sistemazione con costi di trasloco a carico del Comune. "Il tema vero - conclude Drei - è il fatto che i Comuni devono procedere a piani di vendita perché i governi nazionali in questi anni non hanno mai preso in seria considerazione l'edilizia popolare".

Al punto tale che l'Italia si conferma fanalino di coda nell'Eurozona con solo il 5% di edilizia popolare ad uso abitativo. "Diamo merito al governo Renzi di aver ripreso in mano un problema così sensibile per le famiglie, licenziando il decreto legge sul Piano case con azioni importanti per rilanciare l'edilizia popolare".

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