Fascismo, Burnacci (Pdl): "E' ora di parlare del Mussolini 'buono'"

"Spero che il 2012 per Forlì sia l'occasione per fare un'approfondita riflessione sulla storia e sulla personalità di Benito Mussolini, al di là degli schemi ideologici e dei tabù"

“Spero che il 2012 per Forlì sia l’occasione per fare un’approfondita riflessione sulla storia e sulla personalità di Benito Mussolini, al di là degli schemi ideologici e dei tabù. Quando si fa una valutazione dei dittatori, è diffusa la tendenza a dipingere un quadro “tutto nero”, con una sorta di demonizzazione che coinvolge tutta la persona, il suo operato, tutti gli aspetti della sua politica”. E' la consigliera comunale del Pdl, Vanda Burnacci, che lancia questo appello.

“C’è una sorta di timore sul fatto che riconoscere alcuni aspetti positivi dell’operato dei dittatori sia una sorta di sconto rispetto a loro, persino una equivoca convivenza che può intaccare lo spirito di opposizione che deve essere totale. Ma Mussolini si colloca in una posizione assai diversa rispetto ai due terribili dittatori che sconvolsero la civiltà europea della prima metà del novecento. Hitler e Stalin, con traiettorie molto differenti, sono uniti da una caratteristica comune: fin dal loro apparire sulla scena politica furono i teorizzatori di una ideologia violenta e rivoluzionaria. - afferma Burnacci - Hitler aveva fatto un’immersione piena in una teorizzazione della razza eletta e c’era un substrato filosofico-politico-culturale, di impostazione discriminatoria, che lo ispirò fin dall’inizio. Stalin, innestandosi nella teoria rivoluzionaria di Lenin, fin dall’inizio praticò una violenta soppressione di qualsiasi espressione di libertà e di minoranza, iniziando a costruire uno stato-mostro che avrebbe resistito fino agli anni 80’”.

“In Italia Benito Mussolini iniziò la sua vita politica, con un avvio che va attentamente considerato. L’Italia, che aveva raggiunto l’unità nazionale nel 1861, con l’industrializzazione aveva vissuto un periodo in cui nelle masse popolari aveva preso sempre più corpo l’impegno civile per le conquiste sociali. Nel seno del nostro paese, come fiume naturale, era nato nel 1892 il partito socialista, che aveva fatto sfociare i sussulti del radicalismo in una forza riformista e pacifica. Più tardi avrebbe preso corpo l’altro fiume naturale, quello del partito dei cattolici. Gli anni 1911-1920, videro, sotto la spinta del partito socialista e del riformismo turatiano, il costituirsi del primo stato sociale, del primo vero welfare in Italia, con le lotte contro il lavoro dei fanciulli, per la protezione della madre-lavoratrice, per le prime riforme di previdenza e di tutela. In quel clima di grande fervore culturale e sociale, Mussolini aderì al partito socialista, fino a divenire il Direttore dell’”Avanti”. - ricostruisce Burnacci - Più che dai socialisti riformisti, la cui ricerca era quella della progressione delle conquiste in uno Stato democratico, lui era più affascinato dal massimalismo, cioè da quel vento culturale e sociale che, venendo dal francese Sorel, ipotizzava cambiamenti più radicali, conquiste più veloci e definitive a favore delle classi sociali più deboli. Nel quadro italiano si collocava poi il contesto romagnolo, ove era rimasto un forte spirito antipapalino e dove le idee repubblicane e socialiste erano decisamente prevalenti, anche se la lettura delle loro caratteristiche può avere sfaccettature diverse. Mussolini fu espulso per indegnità dal partito socialista quando, come Direttore dell’”Avanti”, scrisse un editoriale a favore dell’intervento dell’Italia nella I guerra mondiale, in dissenso con le posizioni neutraliste e pacifiste del suo partito”.

“Oggi, occorre far luce obiettiva sul primo periodo di Mussolini, poco prima e dopo la Marcia su Roma. L’impianto sociale di alcuni suoi interventi e leggi, la ispirazione culturale della Roma antica sulla stessa architettura che prese vita e sviluppo in quel periodo, non nacquero dal nulla ma furono la risultante di una elaborazione che aveva attraversato la società in cui Mussolini era stato attivo partecipe, spesso protagonista. La evoluzione della sua politica ebbe una drammatica violenta svolta con l’assassinio di Matteotti. Ma, a mio parere, occorre mettere i riflettori sull’escalation fino alle leggi razziali e al diffondersi della dittatura. Fare l’analisi dei passaggi significa anche capire perché il primo Mussolini da alcuni romagnoli venga ritenuto “buono””, conclude Burnacci.

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