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Domenica, 4 Giugno 2023
Forlì Cambia

Festa delle Famiglie, anche la lista civica di Zattini contro il patrocinio del Comune: "Spiazzati e delusi"

Il capogruppo di Forlì Cambia, Elio Dogheria, disapprova il sostegno da parte del Comune di Forlì alla festa arcobaleno al Parco Urbano

E’ netta la disapprovazione da parte di Elio Dogheria della decisione del Comune di Forlì di patrocinare la festa arcobaleno in programma in città al Parco Urbano. “Patrocinare - spiega il capogruppo in Consiglio comunale della lista civica Forlì Cambia - significa sostenere e condividere le ragioni di una manifestazione. Ora, che ciò avvenga per un’iniziativa che promuove l’equiparazione dell’unione di due persone dello stesso sesso alla famiglia è qualcosa davvero di non comprensibile per chi ha votato questa amministrazione. Tanti cittadini, nostri elettori, mi hanno scritto o contattato chiedendomi ragione di tale scelta che tradisce il loro voto. Ho risposto dicendo la verità: sono spiazzato e deluso anch’io. Chiederò conto alla Giunta della sua decisione”.

Dogheria poi rivela: “Qualche giorno fa avevo anche parlato con un assessore che mi aveva assicurato che il patrocinio non sarebbe stato accordato, senza voler discriminare nessuno ma per ragioni legittimamente politiche: le istituzioni e il Comune hanno il dovere di permettere la libera espressione del pensiero a tutte le realtà che la manifestano nel rispetto della legge, ma viceversa il patrocinio è qualcosa di enormemente più importante, che comporta una condivisione dell’iniziativa e del pensiero che questa mira a promuovere. Dovrei cioè desumere, e con me i tanti nostri elettori, che abbiamo cambiato visione? Che l’unione di due persone dello stesso sesso è da considerarsi famiglia? Non credo proprio”.

Prosegue Dogheria: "La Corte Costituzionale del resto con la nota sentenza 14 aprile 2010, numero 138, nel pronunciarsi sulla questione concernente l’ammissibilità del matrimonio tra persone dello stesso sesso nel nostro ordinamento, ha affermato che l’unione omosessuale, pur se riconducibile all’art. 2 Cost., rappresenta tuttavia una formazione sociale non idonea a costituire una famiglia fondata sul matrimonio stante l’imprescindibile (potenziale) “finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale”; proseguono i giudici precisando che “in tal senso orienta anche il secondo comma della disposizione (art. 29 Cost.) che, affermando il principio dell’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, ebbe riguardo proprio alla posizione della donna cui intendeva attribuire pari dignità e diritti nel rapporto coniugale” concludendo che “in questo quadro, con riferimento all’art. 3 Cost., la censurata normativa del codice civile che, per quanto sopra detto, contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. Ciò sia perché essa trova fondamento nel citato art. 29 Cost., sia perché la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio”".

"Dunque - continua - la formazione sociale costituita dalla cosiddetta “società naturale” ex articolo 29 della Costituzione, presuppone, rispetto a tutte le altre formazioni sociali, un quid naturalistico ulteriore rappresentato dalla diversità di sesso tra i nubendi nonché dalla loro astratta idoneità a generare figli, dovendosi pertanto escludere ogni discriminazione ex art. 3 Cost. stante la non omogeneità delle unioni omosessuali a quelle matrimoniali ammesse tanto che, opinare diversamente, significherebbe - afferma la Consulta - “procedere ad un’interpretazione creativa… non una semplice rilettura del sistema” non potendo pertanto il precetto costituzionale “essere superato per via ermeneutica”". Il capogruppo di Forlì Cambia conclude: “La famiglia, come riconosciuta dall’articolo 29 della Costituzione Italiana, è società naturale fondata sul matrimonio. Vi è un progetto generativo che implica necessariamente una paternità e una maternità. Per la tutela dei diritti di chi voglia vivere altre modalità di affettività vi sono le unioni civili".

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