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"Fiere, Forlì e Cesena da sole non bastano"

"Un polo fieristico romagnolo è indispensabile per salvaguardare gli investimenti fatti a Forlì come a Cesena e per dare risposta a ciò di cui il sistema produttivo ha bisogno". Lo sostiene Marco Di Maio, segretario del Pd forlivese

“Un polo fieristico romagnolo è indispensabile per salvaguardare gli investimenti fatti negli anni a Forlì come a Cesena e per dare risposta a ciò di cui oggi il sistema produttivo locale ha bisogno: apertura, internazionalizzazione, reti d'impresa”. Lo sostiene Marco Di Maio, segretario del Partito democratico forlivese, a proposito del dibattito sorto attorno al futuro delle fiere romagnole.

 

“Illudere i cittadini che Forlì possa continuare a gestire da sola la fiera, forse fa conquistare qualche voto nell'immediato, ma poi non produce alcun risultato – osserva -. Il punto di un ipotetico polo romagnolo delle fiere, non è quante percentuali della futura società unica avranno Forlì e Cesena, ma quale sarà il piano industriale della società”

 

“La fiera di Forlì ha due valori importanti – sostiene Marco Di Maio -: Fieravicola e il palazzetto dello sport. Questi due asset possono dare il massimo se inseriti in una rete fieristica, manageriale e organizzativa di dimensione romagnola. Il punto, quindi, è quello di valorizzare le vocazioni e Forlì ha ben chiaro quali sono le proprie: quella sul fronte degli eventi sportivi e musicali (con la struttura del Palacredito) e quella della filiera avicola, che a Forlì trova la sua sede principale a livello nazionale (non a caso in occasione di ogni crisi del settore è proprio qui che si sono discusse e analizzate le misure da adottare per superare le difficoltà)”.

 

“L'obiettivo da porsi è questo, mettere a valore il nostro patrimonio e ciò che possiamo portare a beneficio dei cittadini e delle imprese – afferma Marco Di Maio -. Le alchimie societarie, i posti nei consigli d'amministrazione, le quote societarie, pur importanti, sono secondarie al progetto industriale e di sviluppo. Che è l'anima di un'attività imprenditoriale com'è oggi una società fieristica”.

 

“La Fiera di Rimini è cento volte più grande di quella di Forlì e Cesena (in termini di bilancio, fatturato, manifestazioni organizzate, pubblico, strutture, personale, esperienza, management, posizionamento e credibilità sul mercato) – evidenzia il segretario -. La stessa Fieravicola, in una sinergia con Rimini, potrebbe beneficiare di una forza maggiore, pur continuando a svolgersi a Forlì. Analogo ragionamento vale per Macfrut a Cesena”.


“Chiudersi a riccio come propone la destra provinciale, facendo barricate e respingendo soluzioni di dimensione romagnola, significa affossare la fiera – sostiene Marco Di Maio -, che faticosamente grazie al lavoro degli ultimi consigli d'amministrazione ha recuperato un equilibrio di bilancio; equilibrio che da soli resta difficile (se non impossibile) mantenere. E non risponde a quella necessità di razionalizzare e aggregare che viene richiesta a livello nazionale dal governo (su richiesta della Bce e dei grandi Stati europei che ormai hanno commissariato l'Italia) e dagli stessi partiti che qui in Romagna vorrebbero invece parcellizzare, aumentando costi e diminuendo efficienza”.

 

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