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Fusione delle fiere di Bologna e Rimini? Ragni (Fdi): "Intanto a Forlì lasciata ai margini"

La giunta Bonaccini ha deciso di sostenere alcune fiere e poli espositivi e lasciare ai margini altre realtà, destinare all'irrilevanza economica, fuori dai progetti regionali di sviluppo

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, pochi giorni fa si è impegnato ad aumentare la partecipazione azionaria della Regione nel capitale sociale e a sostenere il progetto industriale di un'unica società fieristica tra BolognaFiere e Ieg, la società nata dall'unione delle fiere di Rimini e Vicenza. "Bonaccini ha prospettato l'idea di aumentare il peso della Regione nell'azionariato della costituenda maxi società senza però ufficializzarne la misura in termini economici, e stiamo parlando di soldi pubblici, soldi di tutti noi - affermano in una nota congiunta il coordinatore provinciale di Forlì-Cesena di Fratelli d'Italia, Roberto Petri, e il vicecoordinatore provinciale di Fratelli d'Italia, Fabrizio Ragni -. Al di là degli annunci roboanti, i protagonisti di questa fusione – tre amministratori del PD:  Bonaccini, Merola e Gnassi - si sono dimenticati di mettere in luce il contorno di questa operazione. Ovvero, uno scontro sui possibili assetti societari (non c'è accordo tra le due soluzioni, sarà fusione per incorporazione o nuova holding?) e la ridistribuzione di poltrone della newco: una presidenza, una vicepresidenza e due amministratori delegati. E' più evidente che prima ancora di parlare di strategie fieristiche questi esponenti del Pd dovranno trovare la soluzione al rebus degli incarichi: Merola al secondo mandato da sindaco di Bologna, non potrà ricandidarsi, così come il mandato comunale di Gnassi, scade quest'anno. Insomma, una classica questione di poltrone".

“Sgombrato il campo dall'argomento principale, le poltrone, se dovessimo parlare della questione strategica dovremmo ricordare a tutti che  il sistema fieristico nel suo complesso è stato fortemente colpito dalla pandemia e necessita di ulteriori risorse per uscire da una situazione di gravissima crisi. Risorse pubbliche che sarebbero necessarie non soltanto per le fiere di Bologna e Rimini, ma anche per gli altri poli provinciali e comunali , in primis Forlì e Cesena, che nel frattempo, anno dopo anno, si sono viste sfilare dal cartellone gli eventi principali come la Fieravicola e Macfrut. Eh sì,  questa è la situazione. La giunta Bonaccini ha deciso di sostenere alcune fiere e poli espositivi e lasciare ai margini altre realtà, destinare all'irrilevanza economica, fuori dai progetti regionali di sviluppo. Fuori dai grandi investimenti. Sull’asse della via Emilia si portano avanti i progetti delle giunte di centrosinistra ed a maggior ragione oggi è penalizzata dagli indirizzi strategici regionali Forlì, guidata da un sindaco di centrodestra fuori dal coro, come Zattini”, aggiungono Petri e Ragni.

“Le parole utilizzate dai tanti politici del centrosinistra per giustificare la fusione fieristica Bologna – Rimini: “aggregazione per reggere la sfida della globalizzazione” evidenziano una visione politica internazionalista che da sempre penalizza i territori. Anzi li declassa, cancellandone le peculiarità storico-culturali, le specificità socio-economiche ed i valori acquisiti nel tempo. E tutto questo sull'altare di quell' omologazione che cancella le nostre tradizioni così cara alla sinistra e che noi identifichiamo invece come il primo ostacolo allo sviluppo ed alla tutela della nostra vera identità. Identità e realtà locali che intendiamo invece difendere a tutti i costi. E, nel merito delle Fiere di Forlì e Cesena, su come non svendere o far chiudere i nostri “gioielli” o “beni di famiglia” sapremo dare il nostro contributo in termini di idee e progetti quando sarà il momento", concludono Petri e Ragni.

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