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Fusione Hera Acegas, "qualche 'compagno' si converte"

Così Bartolini: "Ora, però, con la fusione tra Hera e Acegas alle porte, mi fa piacere che qualche compagno si stia convertendo. Meglio tardi che mai".

Il consigliere regionale del Pdl, Luca Bartolini, torna sul progetto di fusione tra Hera e Acegas. Secondo l'esponente del centrodestra "Hera vuol diventare sempre più grande. Facile avere una smania continua d'ingigantirsi quando lo si fa mettendo le mani in tasca ai cittadini, spremendoli attraverso le tariffe e offrendo servizi sempre meno efficienti in una condizione di quasi monopolio".

Quindi un attacco al Pd: "Tanto più facile è farlo con i compagni del Pd che dicono sempre di sì. Quando dicevo che “Hera meglio quando non c’Hera” e che questa multi utilities si stava trasformando in un carrozzone talmente grande e potente che le amministrazioni pubbliche locali - sulla carta proprietarie dell'holding - non ne avevano più il controllo, la sinistra mi accusava di fare solo sterile propaganda. Quando dicevo che il baraccone era utile solo per dispensare dividendi e poltrone ai compagni e ai compagni dei compagni, dal Pd ribattevano che Hera funzionava bene e che investiva sul territorio. Ora, però, con la fusione tra Hera e Acegas alle porte, mi fa piacere che qualche compagno si stia convertendo. Meglio tardi che mai".

"Peccato che non abbiano capito prima come la maggioranza pubblica di Hera sia solo uno specchietto per le allodole, in realtà la società ha un management che dei Comuni, specialmente quelli piccoli ma a quanto pare neppure di quelli fino ad oggi capoluogo di Provincia, non gliene interessa un fico secco -evidenzia Bartolini -. L'importante è macinare utili... Anche se negli ultimi anni la Borsa, in fase recessiva,  è stata piuttosto avara e le azioni di Hera si sono deprezzate".

Tornando alla fusione tra Hera e Acegas, illustra Bartolini, "i Comuni della Romagna e dell'Emilia, quelli che hanno creato la multiutility per intenderci, non avranno più la maggioranza della società. Sarà inevitabile che l'equilibrio decisionale si sposterà verso Trieste e Padova, sarà inevitabile avere una società che pensa solo ai profitti, che farà della finanza, e che dell'immondizia dei romagnoli o di altri servizi sarà interessata fin solo a un certo punto. Alcuni piccoli Comuni, da Premilcuore a Civitella (con un solo voto a favore, quello del Sindaco), da Predappio a Rocca San Casciano, si sono giustamente opposti a questa operazione".

"Forlì, tramite il suo sindaco, ha annunciato di farlo. Vedremo - chiosa il consigliere regionale azzurro -. Qualche cosa si sta muovendo, ma qui si chiude la stalla quando i buoi sono già usciti, a meno che il Pd dell'Emilia-Romagna tutta non abbia uno scatto di orgoglio e rivendici, attraverso i suoi amministratori locali, la vera guida e governance di Hera. Per gestire la nostra immondizia non serve un colosso dalle dimensioni stratosferiche, quello serve solo per elargire poltrone e dividendi e non servizi di qualità. Non avrebbe senso che i Comuni continuassero stare dentro a società del genere, società che dovrebbero confrontarsi, con le proprie risorse, sul libero mercato e non fare utili sfruttando monopoli ereditati dalle ex municipalizzate e partecipazioni pubbliche".

 

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