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"Gli ecografi lavorano pochissimo e crescono le liste d'attesa"

Luca Bartolini, consigliere regionale del Pdl, ha presentato un'interrogazione per chiedere conto della "scadente razionalizzazione, e del conseguente spreco di risorse pubbliche"

“Se ci sono strumenti diagnostici che vengono usati in media quarantacinque minuti al giorno, è ovvio che poi si formano delle liste d'attesa infinite, come quelle che si hanno a Forlì e nelle altre Ausl romagnole”. Luca Bartolini, consigliere regionale del Pdl, ha presentato un'interrogazione per chiedere conto della “scadente razionalizzazione, e del conseguente spreco di risorse pubbliche”, relativa all'attività degli ecotomografi presenti nelle strutture di Area Vasta.

“Questi strumenti – ricorda l'esponente del Pdl – erogano ecografie ed ecocolodoppler, esami molto richiesti e che presentano tempi d'attesa lunghi. I 43 ecotomografi in dotazione all'Ausl di Forlì operano in media tre quarti d'ora ogni giorno lavorativo e nel 2010 hanno prodotto 16.296 esami. A Ravenna, dove ci sono il doppio degli strumenti, gli esami fatti son stati 97.157, mentre a Cesena i 34 ecotomografi in dotazione hanno fatto 69.042 esami, infine Rimini con 116 macchinari e 121.879 esami. Analizzando le ore lavorative giornaliere per ogni singolo strumento ci si accorge di come manchi qualsiasi controllo sulla razionalizzazione e sul controllo stesso degli strumenti. Se a Cesena ogni ecotomografo lavora quasi quattro ore al giorno, a Forlì, come detto, maglia nera in Area Vasta, lavorano per 45 minuti. Ma se teniamo conto del tasso di utilizzo reale di ogni strumento arrivano dati ancor più sconfortanti: la media di Area Vasta è del 17%, con Cesena che rappresenta l'Ausl che li sfrutta maggiormente (32%) e Forlì è in coda col 6%. Ma il dato di Cesena non rappresenta di sicuro un'eccellenza, va solamente meglio del disastroso valore di Forlì e degli scarsi risultati di Ravenna e Rimini, entrambe sul 17%”.


“Si parla tanto di abbattere il budget sanitario regionale e di voler abbassare la spesa – sottolinea Luca Bartolini – ma poi si scoprono gestioni come queste, con costosi strumenti lasciati in ambulatorio a prendere la polvere e non utilizzati nemmeno per metà della loro reale potenzialità. E' questa la gestione virtuosa che si vuol adottare con Area Vasta? O è invece chiaro che manca un piano aziendale, calibrato sulle quattro Ausl romagnole, che fissi la qualità e il valore della produzione? Di sicuro manca la governance e così i costi schizzano alle stelle e la qualità lascia a desiderare, con persone che aspettano tanto per un esame, quando lo strumento se ne resta beatamente spento. E non mi si venga a dire che mancano i medici – conclude Luca Bartolini – altrimenti perché mai si sarebbero comprati ben 282 ecotomografi in Area Vasta? Ma quel che è peggio, è che pur lavorando così poco le Ausl delegano strutture sanitarie private, dietro pagamento ovviamente, a svolgere attività che potrebbe fare il pubblico”.

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