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Hera, Burnacci (PdL): "Da Balzani solo il ruggito del topo"

"Il Sindaco di Forlì ha da ora innanzi una responsabilità gravissima: o dimostrare che ha fatto una rivoluzione in un bicchiere, un ruggito del topo, per visibilità, oppure avviare un percorso nuovo"

“Di recente il gruppo P.D.L. in Consiglio comunale a Forlì ha votato contro la fusione tra Hera ed Acegas, il cui capitale è detenuto ora dai Comuni di Trieste e di Padova, rispettivamente per il 50,1% e 62,70%: il capitale sociale totale è oggi di € 1.258.394.405. Su tale votazione hanno concordato anche i gruppi del PD, Lega, ClanDestino, con la sola astensione dell’U.D.C. Non si è trattato di una vera spallata contro Hera, ma di un atto di ribellione che purtroppo non cambierà la scelta della fusione perché, in base allo Statuto, il Sindaco di Forlì (rappresentante di tutto il Consiglio comunale), con l’amaro in bocca, dovrà votare a favore della fusione: dovrà fare quindi il contrario della volontà del suo Comune”: è il rilievo che muove la consigliera del PdL Vanda Burnacci.

Che attacca: “Lo Statuto di Hera e il Patto di Sindacato costituiscono una camicia di forza, un imbuto che imbriglia tutte le volontà contrarie costringendo ad ingoiare tutti i rospi. Ciononostante, l’atto dei partiti di maggioranza e minoranza di Forlì è un atto simbolico, un esempio che potrebbe anche lasciare il segno. Il Sindaco di Forlì ha da ora innanzi una responsabilità gravissima: o dimostrare che ha fatto una rivoluzione in un bicchiere, un ruggito del topo, per visibilità, oppure avviare un percorso nuovo, faticoso, verso Hera e le sue politiche, che apra qualche spiraglio per il futuro. Il P.D.L. seguirà l’evolversi della situazione e ne parlerà ai Forlivesi”.

“Il P.D.L. ha espresso sempre in passato voto contrario rispetto a tutte le fusioni di Hera: per il P.D. si tratta invece della prima volta in assoluto di un dissenso su una scelta importante di Hera. Per il P.D.L. si tratta perciò di un voto in continuità con i tanti no del passato; per il P.D. forlivese (e solo forlivese) si tratta di una novità. Perché il P.D.L. ha sempre osteggiato la crescita mastodontica di Hera, la sua quotazione in borsa, la strada verso il business? Non certo per una romantica difesa della dimensione “piccolo è bello” né per la sola nostalgia del vecchio Consorzio C.I.S. che aveva consentito una vasta metanizzazione anche nelle vallate e un buon utilizzo dell’acqua”.

“Il P.D.L. non ha votato certo contro la “privatizzazione” di Hera e a favore del “pubblico”: noi siamo liberali nell’economia. Ma sono state le aberrazioni del percorso di gigante che hanno fatto di Hera un mostro in cui i controllati sono anche controllori, in cui c’è stato un vero e proprio ribaltamento nelle scelte, con Piani industriali predisposti e che i Comuni dovevano approvare successivamente, senza voce e senza potere. E così si è ribaltata la linea secondo cui i Comuni sono i titolari dei diritti dei cittadini, che devono pretendere tariffe giuste e qualità dei servizi. Gli investimenti devono essere rapportati sempre al calo delle tariffe e non correre comunque verso il gigantismo. Contro la deformazione di Hera avrebbero potuto esserci alcuni “contropoteri”: i patti di Sindacato dei Comuni, la territorialità e il potere preventivo dei Comuni. Ma i patti di Sindacato dei Sindaci sono diventati una prigione perché troppi Sindaci targati P.D. rendono sovrano il potere del partito “egemone”: le istituzioni diventano succubi del P.D. e non viceversa. La vera territorialità è stata distrutta, con la scusa che troppi livelli di organi erano troppo costosi. Infine i Consigli comunali sono diventati degli esecutori “successivi” delle decisioni di Hera invece che titolari dei diritti dei cittadini”.

Continua Burnacci: “In Hera, multiutility, si sono poi sommate funzioni diverse, da quelle dell’energia a quelle dei rifiuti e dell’acqua. Soprattutto sulla questione dei rifiuti si è arrivati ad un punto di rottura: il Comune di Forlì ha fatto alcuni passi per una nuova politica ambientale; ha avviato la raccolta “porta porta” e ha votato un documento nel Novembre scorso per un’inversione di strada sugli inceneritori. Noi del P.D.L. sosteniamo da sempre che non ha senso la scelta “virtuosa” e “faticosa” del porta porta se non si diminuisce la quantità di rifiuti che bruciano nell’inceneritore. La riduzione sostanziale dei rifiuti da bruciare deve poi accompagnarsi all’avvio delle scelte del riciclo reale”.

“Chi dovrebbe essere il vero interlocutore del Comune di Forlì se non Hera, che ha pensato solo ad elevare le tariffe in corrispondenza del “porta porta”. Hera quindi deve correggere le sue storture, deve riprendere la strada che si è divaricata verso una verticalizzazione “nemica”. Noi speriamo che da Forlì si sia levata una voce che serve a migliorare il ruolo delle aziende partecipate. I difensori di Hera sostengono che è del tutto naturale che, più Hera cresce, più diluito diventi il potere di ciascun Sindaco, in quanto, nel gran calderone di Hera, Forlì ad esempio rappresenta poco più dell’1% di quote. Ma i cittadini rimangono importanti e centrali sono i loro bisogni. Né il percorso aberrante di Hera, né la sua politica sugli inceneritori può quindi rovesciarsi contro i Forlivesi”.

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