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I manifesti anti-aborto non saranno rimossi: "Rispettare le donne, ma anche la libertà di espressione"

Il Comune non interverrà per rimuovere i manifesti anti-aborto affissi dalla fine di dicembre a Forlì come in molte altre città. Un nutrito gruppo di associazioni femministe ne chiedevano la rimozione come “pubblicità ingannevole”

Il Comune non interverrà per rimuovere i manifesti anti-aborto affissi dalla fine di dicembre a Forlì come in molte altre città. Un nutrito gruppo di associazioni femministe ne chiedevano la rimozione come “pubblicità ingannevole”. I cartelli anti-aborto sono dell’associazione “Pro Vita e Famiglia”, nei quali viene raffigurata una donna che, come Biancaneve, viene avvelenata da una mela. Nel manifesto la RU-486, la pillola abortiva, viene paragonata a  veleno, sostenendo che è dannosa per la donna e “uccide il bambino in grembo”. L'affissione, già oggetto di polemica in altre città italiane e della Romagna, ha trovato il netto dissenso anche delle associazioni femministe di Forlì, che chiedono la rimozione dei manifesti dalla città.

Diversi consiglieri comunali del centro-sinistra, con un question time hanno chiesto in Consiglio comunale le decisioni della giunta. Ha risposto l'assessore alle Pari opportunità Andrea Cintorino: “Non abbiamo intenzione di entrare in questa polemica e rispettiamo le scelte delle donne. Nella laicità dello Stato ci sono leggi e farmaci autorizzati dagli organi competenti come lo è la RU-486”. Ugualmente, però, continua Cintorino, “riconosciamo la libertà di pensiero e di espressione, che è base di uno stato liberale”. E alla luce di questo “non sussistevano adeguati motivi” per la rimozione dei manifesti.

Per il centro-sinistra è stato critico Federico Morgagni, capogruppo di 'Forlì & Co': “Dopo gli inciampi dei mesi scorsi, il sindaco ha perso un'occasione per dire una cosa chiara della legge 194. La libertà di espressione è un va tutelata, ma non può essere utilizzata per offendere la reputazione altrui, dire che la RU-486 è un 'veleno per la donna', diffama il Ministero della salute e tutti gli organi che l'hanno autorizzata e i medici che la prescrivono. I manifesti veicolano contenuti falsi e anti-scientifici”.

Commentano anche i consiglieri comunali del Partito Democratico, che fanno parte della Commissione Pari Opportunità (Elisa Massa, Loretta Prati, Sara Samorì, Matteo Zattoni): “Abbiamo chiesto conto al Sindaco il perché non ha dato risposta alle tante associazioni che avevano indirizzato all'amministrazione comunale la richiesta di agire per togliere al più presto i  manifesti che andavano esplicitamente contro una legge dello Stato e anche contro ogni evidenza scientifica. Paragonare la pillola abortiva RU486 ad un veleno, oltre che una informazione colpevolmente falsa, è un chiaro segnale della volontà di togliere la libertà di scelta alle donne: nell'appello viene ribadito infatti come l'Oms la includa tra i medicinali essenziali. Nel 2021, dopo gli sforzi fatti per arrivare nel 1978 all'approvazione della Legge 194, un messaggio di questo tipo è insensato ed inaccettabile, ancor più grave se considerata la laicità dello Stato italiano”. In consiglio ha aggiunto Prati: “Non si permetta il ritorno al medioevo, lasciando manifesti affissi contro una legge nazionale e contro i diritti che le donne hanno faticosamente ottenuto, e che vengono aggredite dalla falsità di questi manifesti”.

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