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I 'Medici per l'ambiente': "L'inceneritore inquina, lo dicono gli studi finanziati dai cittadini"

"La prima è testimoniata dallo studio Enhance Health, che evidenziò un eccesso di 116 decessi fra le donne residenti almeno 5 anni entro 3,5 km dagli impianti ed altri gravi rischi per la salute"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

L’11 febbraio, davanti alla Commissione Ambiente del Comune di Forlì, si è svolta l’audizione del Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) riguardante il destino dell’inceneritore di rifiuti urbani HERA, anche al fine di dare un fattivo contributo al prossimo piano regionale rifiuti . Sono stati ascoltate relazioni di Aberto Conti, Presidente del Tavolo, Natale Belosi di Rifiuti Zero e Patrizia Gentilini di ISDE ed è emerso in modo incontrovertibile come la decisione di separare la fase di raccolta dei rifiuti da quella di gestione – entrambe in precedenza gestite da HERA-  sia stata determinante per imboccare la giusta strada e raggiungere in pochissimo tempo risultati insperati.

Nel 2017, per volontà di 13 amministrazioni comunali su 15 e non senza difficoltà, nacque Alea Ambiente, società in house che sostituì la raccolta con cassonetti stradali di HERA, con quella domiciliare con tariffazione puntuale. Nel territorio servito da ALEA in soli 3 anni, dal 2017 al 2020,  la produzione di rifiuto indifferenziato annuo da avviare ad incenerimento è passata da 353 kg/anno pro capite a 74 ed è destinata a diminuire ulteriormente. Viceversa, dove continua la gestione unitaria di HERA,  la quota di rifiuti indifferenziati è rimasta invariata,  ben oltre i 300kg/anno pro capite di rifiuti; rifiuti che continuano ad essere inceneriti nell’impianto di Forlì, facendo ricadere sui forlivesi le conseguenze della loro mala gestione. A Forlì l’incenerimento di rifiuti sia urbani che ospedalieri, in impianti strettamente contigui, va avanti da oltre 50 anni ed ha comportato una pesantissima eredità sia sanitaria che ambientale.

La prima è testimoniata dallo studio Enhance Health, che evidenziò un eccesso di 116 decessi fra le donne residenti almeno 5 anni entro 3,5 km dagli impianti ed altri gravi rischi per la salute, la seconda da indagini di biomonitoraggio per la ricerca di diossine e di metalli, indagini per la massima parte autofinanziate dai cittadini. La ricerca di diossine e PCBdl in matrici alimentari da allevamenti all’aperto evidenziò, nel 2012, che nel 60% degli alimenti indagati si superavano i limiti ammessi e dall’indagine sui metalli nelle unghie dei bambini sono risultati livelli preoccupanti di tali elementi nei bambini che risiedono entro 3 km dagli impianti rispetto ai controlli. Per non parlare del riscaldamento globale, cui l’inceneritore HERA contribuisce col rilascio di oltre 150.000 ton/anno di CO2  e della cattiva qualità dell’aria  con ripetuti sforamenti di polveri sottili, come nel resto della Pianura Padana.

Dal momento che è possibile ed urgente arrivare alla chiusura dell’impianto HERA,  il TAAF ha pertanto avanzato le seguenti principali richieste, da far valere  nella trattativa fra Comune, Regione, Provincia e HERA: 

1) obbligo per tutti i Comuni che utilizzano l’inceneritore di Forlì ad adottare lo stesso sistema efficiente di ALEA, porta a porta integrale con tariffa puntuale, per ridurre l’ incenerimento  e minimizzare gli effetti dello smaltimento dei rifiuti.

2)  divieto di far afferire all’inceneritore di Forlì rifiuti provenienti da sistemi di raccolta stradale con calotta e tariffazione puntuale, e tantomeno da sistemi ancor più inefficienti; il sistema a calotta  provoca scarti ed impurità nelle frazioni differenziate che ne peggiorano la qualità e il recupero, con conseguente aumento della quota da incenerire o smaltire in discarica  e deve essere abbandonato in tutta la regione.

3) porre l’inceneritore di Forlì al primo posto nella lista degli impianti da dismettere, visto il pesante inquinamento in essere

4) progressivo abbassamento del 10% all’anno della soglia di 120.000 ton/a cui  l’inceneritore è autorizzato,  fino a giungere alla chiusura definitiva dell’impianto entro il 2025.

6) accurata selezione di tutti i rifiuti indifferenziati provenienti da fuori regione al fine di separare al massimo le plastiche miste per destinarle a riciclaggio, garantendo che la percentuale di plastiche non superi il 3%. Gli inceneritori emettono grandi quantitativi di CO2 che si origina  dalla plastica presente (678 grammi per kwh netto prodotto rispetto ai 295 del mix energetico nazionale e ai 505 delle centrali termoelettriche, secondo i dati ISPRA) e contrastare i cambiamenti climatici è una inderogabile urgenza.

6)  realizzazione di impianti per il recupero dei materiali, compreso quello per assorbenti (pannolini /pannoloni) sul modello di quello  già in funzione nel consorzio Contarina di Treviso, recuperando materiali preziosi come la cellulosa di cui sono prevalentemente costituiti.

Isde Medici per l'Ambiente

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