Lunedì, 21 Giugno 2021
Politica

Il centro-sinistra lascia la commissione pari opportunità: "Passerella di Morrone". La replica: "Pd contro il codice rosso"

Attaccano i Consiglieri di Pd e Forlì e Co. in merito all'audizione di venerdì pomeriggio in Commissione Pari Opportunità

"Inaccettabile che i lavori di una Commissione consiliare vengano utilizzati come “passerelle” in favore di dirigenti od esponenti di singole forze politiche" attaccano i Consiglieri di Pd e Forlì e Co. in merito all'audizione di venerdì pomeriggio in Commissione Pari Opportunità. Continua la nota: "Impossibile comprendere le ragioni che abbiano indotto la Presidente, Marinella Portolani, già Consigliera di Fratelli d’Italia, a definire in modo del tutto arbitrario l’ordine del giorno, ritagliando al deputato Jacopo Morrone un ruolo di relatore in merito alla legge sul cosiddetto “codice rosso”, non risultando il medesimo firmatario, relatore o proponente della legge 19 luglio 2019, numero 69; l’eventuale riferimento all’incarico di Sottosegretario alla Giustizia che il parlamentare Morrone ricopriva all’epoca della discussione e adozione del provvedimento in questione, dovrebbe, casomai, suggerire l’invito a chi oggi ricopre detto incarico".

"Il fatto che il parlamentare Morrone, mentre non esercita incarichi di governo, ricopra invece la funzione di massimo dirigente romagnolo del principale Partito di maggioranza del Consiglio comunale forlivese non fa altro che acuire l'irritualità e inopportunità istituzionale della sua audizione. L’assenza di qualsiasi precedente storico di inviti a singoli parlamentari ad intervenire come relatori all’interno della Commissione Pari Opportunità connota la decisione della presidente Portolani come una brusca e grave rottura di natura politica e istituzionale".

"Ritenendo, pertanto, inaccettabile che l'indipendenza e la  funzione istituzionale  della Commissione Pari Opportunità, nata per studiare e condividere strategie di intervento e scelte operative sul tema della parità di genere, venga piegata ai fini propagandistici della maggioranza di governo, e che tutto ciò si verifichi a seguito di scelte unilaterali e arbitrarie della Presidente, abbiamo abbandinato l’aula non potendo legittimare tutto questo con la nostra presenza; finita l'audizione dell'On. Morrone, siamo entrati ascoltando con attenzione le parole dei successivi conferenzieri, quali i rappresentanti delle forze dell’ordine impegnati nell'applicazione delle nuove disposizioni in materia di violenza di genere, Antonella Liverani, Tiziana Iervese e Rachele Nanni relativamente ai servizi erogati dall’Ausl della Romagna-Forlì di accoglienza e assistenza alle donne vittime della violenza di genere, e, infine, Maria Cristina Terenzi, presidente Consulta delle famiglie".

"Chiediamo – conclude la nota – che i prossimi lavori della Commissione siano stabiliti in forma condivisa e collegiale, a partire dall’urgenza di integrare il dibattito in tema di violenza di genere attraverso l’audizione di associazioni femminili, e movimenti di donne, esperti e docenti".

Dura replica di Jacopo Morrone, ex sottosegretario alla Giustizia e segretario romagnolo della Lega: "Una figuraccia meschina che ha dell’incredibile quella del capogruppo PD Soufian Hafi Alemani oggi in commissione Pari Opportunità a Forlì. Confido che i vertici e gli amministratori di quel partito sappiano trarre le conclusioni sulla posizione pregiudiziale del capogruppo in Consiglio comunale che dimostra non solo una mancanza di conoscenza delle prassi parlamentari, e già questo è grave, ma anche per aver strumentalmente equivocato i motivi per cui sono stato invitato dalla Commissione a parlare di un tema grave e importante, quello della violenze nei confronti delle donne e degli esseri più indifesi, che, crediamo, dovrebbe unire e non dividere”.

Così in una nota il parlamentare della Lega, Jacopo Morrone: “Ma passiamo a cose più importanti. La Lega nei 14 mesi in cui ha
governato ha sponsorizzato con grande determinazione la legge chiamata ‘Codice Rosso’ puntando a una maggiore tutela delle donne maltrattate, prevedendo un percorso accelerato davanti al giudice per quelle ritenute in grave pericolo. La legge tuttavia non si ferma qui. Il testo considera una serie di abusi e violenze nei confronti dei più deboli: stalking, revenge porn e il tragico fenomeno delle spose
bambine, comune in certe culture, che rappresenta una vera aberrazione nei confronti di esseri indifesi. Ho lavorato al testo, insieme alla senatrice Giulia Bongiorno e ad altri esperti, ma non ho potuto firmare questo disegno di legge, proposto dai ministri della Giustizia
Alfonso Bonafede di concerto con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in quanto sottosegretario alla Giustizia. Questo lo dico per
diradare la confusione di Alemani che forse non ha approfondito a sufficienza. Ma il ‘Codice Rosso’ è solo un primo step in difesa dei
più deboli, bisogna fare di più, sia nei confronti della tutela degli abusati, che nelle sanzioni per i persecutori. Altro settore da
approfondire quello dell’educazione a scuola come in famiglia. Fra gli obiettivi che mi propongo c’è anche quello di concorrere all’istituzione in Emilia-Romagna di una ‘rete multidisciplinare di supporto e tutela delle vittime di reato’ per dare corpo e continuità al sostegno indispensabile a chi ha denunciato di aver subito una violenza. L’incremento di denunce di violenze durante il lockdown e le restrizioni di quest’ultimo anno, probabilmente determinate dalle convivenze forzate, ci deve far riflettere. Non possiamo fermarci anche perché esistono sacche di violenza che spesso non emergono intollerabili in una società civile e evoluta, penso ad abusi nei confronti dei minori o ai maltrattamenti subiti dalle donne in famiglie immigrate”.

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