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Il deputato leghista Pini in Afghanistan: "Capire se la nostra presenza è necessaria"

Da giovedì e fino a sabato prossimo, Pini, assieme a 5 colleghi parlamentari di altri gruppi ed al vice ministro Pistelli, incontrerà l'ambasciatore italiano a Kabul

Il deputato del Carroccio Gianluca Pini, dopo aver annunciato di lasciare la carica di segretario nazionale della Lega Nord Romagna per i troppi impegni nazionali e internazionali, si è subito buttato nel suo nuovo ruolo di rappresentante della Lega per gli affari esteri ed i rapporti internazionali ed ha iniziato una prima missione diplomatica di tre giorni in Afghanistan. Da giovedì e fino a sabato prossimo, Pini, assieme a 5 colleghi parlamentari di altri gruppi ed al vice ministro Pistelli, incontrerà l'ambasciatore italiano a Kabul, i parlamentari afgani, le ong operanti nell'area, ma, soprattutto le truppe italiane dislocate nell'area ed i loro comandanti per capire, se e con quali modalità, mantenere una presenza nell'area dopo la fine della missione IFIL prevista per il dicembre del prossimo anno.

"Strategicamente lo scenario Afgano, per molteplici motivi, non è più centrale, nè da un punto di vista geopolitico, nè dal punto di vista della lotta al terrorismo - spiega Pini, da anni incaricato di seguire le  politiche estere e gli affari europei per conto della Lega - tatticamente peró è pur vero che nell'area afgana i talebani non hanno rinunciato a riprendere il controllo del paese vanificando i, seppur pochi, progressi della presidenza afgana sul piano delle riforme e della modernizzazione. Dato che - spiega il deputato leghista - ad aprile del 2014 ci saranno le elezioni presidenziali per il dopo Karzai, è importante per l'Italia, che coordina un quarto delle truppe e degli interventi militari e di cooperazione nel paese, capire se la nostra presenza è ancora necessaria o meno. Personalmente - prosegue Pini - ritengo di no, ritengo che la sola (eventuale) presenza Usa sia sufficiente e che sia arrivato il momento di impegnare i soldi destinati alle missioni militari per altre emergenze, soprattutto sul piano sociale interno, ma data la delicatezza del tema, soprattutto in materia di lotta al terrorismo, prima di avanzare qualsiasi richiesta di ritiro delle truppe abbiamo ritenuto giusto parlare a quattrocchi con chi la faccia, e la vita, ce la mette tutti i giorni per debellare la piaga del terrorismo islamico".

Per meglio comprendere la realtà della vita quotidiana dei soldati italiani a Kabul ed Herat,  Pini e i suoi colleghi dormiranno nei compound militari e non negli alberghi destinati agli inviati stampa internazionali. "Saranno tre giorni intensi e ad alta tensione - ammette Pini - ma comunque fondamentali per decidere senza condizionamenti ideologici cosa fare dopo il 2104 nell'area afgana".

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