"L'aeroporto di Forlì vola via"

“E ancora una volta siamo di fronte alla conclusione di una vicenda che non può prescindere da anni di debolezze decisionali e non convinto impegno per trovare la soluzione ad un progressivo depauperamento delle attività aeroportuali."

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

“E ancora una volta siamo di fronte alla conclusione di una vicenda che non può prescindere da anni di debolezze decisionali e non convinto impegno per trovare la soluzione ad un progressivo depauperamento delle attività aeroportuali. La posizione attendista dei decisori ha fatto sì che nessun partner potesse garantire l’equilibrio di un bilancio da anni in sofferenza. Un tempo lungo - troppo lungo - in cui si deve purtroppo evidenziare che la Regione in alcun modo, anzi forse al contrario, ha garantito che l’integrazione in un unica società degli scali Bologna-Rimini-Forlì potesse essere strumento di sviluppo economico per un territorio più ampio e non della sola provincia bolognese. Si legge di sondaggi e interviste su chi ci guadagna, chi ci perde, quali attività imprenditoriali legate allo scalo sono maggiormente colpite e quanto invece si possa godere di un minor inquinamento ambientale (dovuto per la maggior parte – almeno attualmente - a emissione da auto, riscaldamento e incenerimento). La questione ambientale , tema importantissimo su cui mai deve allentarsi l’attenzione, la sensibilità e l’impegno, non può però essere evocata quale compensazione e giustificazione dell’agire di una amministrazione. E così, con la chiusura dell’aeroporto di Forlì, un altro nodo di collegamento della città con il mondo salta via. E se col mondo si vuole mantenere i collegamenti (per lavoro; per curiosità; per necessità; per diporto) non resta che puntare (in macchina o in treno locale) su Bologna. Solo lì si riallaccia qualche rete, visto che intenzione evidente di Bologna è mantenere accentrati su di sé i nodi di ogni rete. E’ utile, a Forlì, un aeroporto? Ed è Forlì nelle condizioni di affrontare le conseguenze – finanziarie e ambientali di un movimento di merci e persone adeguato a tenere in attivo il bilancio? Serve alla Romagna un sistema intermodale di trasporto di merci e persone, tale da rispondere a bisogni, specificità e priorità dei singoli territori ? La risposta può essere si, perché in Romagna ci sono alcuni punti di eccellenza, pur fortemente in crisi. Ma se trattiamo il porto di Ravenna come problema di Ravenna, il trasporto su gomma di Cesena come problema di Cesena, l’aeroporto di Forlì come problema di Forlì, l’aeroporto di Rimini ecc. ecc. …, non c’è risposta. Se si assume un altro punto di vista, quello dell’intermodalità della rete dei trasporti in una logica di autentica programmazione economica territoriale, le risposte possono venire. Come le merci immateriali hanno bisogno comunque di una rete informatica e delle strutture conseguenti, il sistema turismo e le merci materiali prodotte dalla miriadi di aziende piccole e medie del territorio hanno bisogno di una rete intermodale forte, tanto da costringere anche le ferrovie a stare dentro o fuori dal business del trasporto di merci e persone. Ed è certo che, su un progetto di fattibilità credibile, anche i privati avrebbero dato e darebbero ancora il loro convinto contributo. Forse succederà, ma si sarà consegnato la gestione del nostro aeroporto ai soli privati senza più alcun presidio dell’ interesse pubblico, compreso la tutela ambientale. Tempi difficili e situazioni pesanti, come l’attuale indebitamento della gestione dell’aeroporto, richiedono scelte coraggiose. E serve una classe dirigente che sappia cogliere, della globalizzazione, i rischi ma anche le opportunità. Una classe dirigente capace di vedere che il mondo non finisce ai confini dei propri Comuni e conscia che “ per ogni problema complesso, c'è una risposta chiara, semplice - e sbagliata - ": come chiudere l’aeroporto di Forlì”.

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