L'assessore Maltoni: "E' allarme per l'occupazione femminile"

Dai dati del Rapporto CCIAA sull’economia della Provincia emerge che nel 2012 l'occupazione femminile in Provincia si è ridotta dello 0,8%, a favore di un aumento dell’occupazione maschile, legato anche al ricorso alla cassa integrazione

“L'evolversi della crisi economica che ha investito dal 2008 l'Italia, giunta dopo anni di crescita minima o quasi zero, ha visto inizialmente una situazione di relativa stabilità per quanto riguarda l'occupazione femminile in Provincia, anzi in una prima fase il differenziale a vantaggio degli uomini in quanto a occupazione, si era ridotto. Dai dati del Rapporto CCIAA sull’economia della Provincia emerge che nel 2012 l'occupazione femminile in Provincia si è ridotta dello 0,8%, a favore di un aumento dell’occupazione maschile, legato anche al ricorso alla cassa integrazione; resta il gap con il dato regionale che era del 61,5% di donne occupate, benché superiore a quello nazionale che è del 47,1%”.

A lanciare l'allarme è l'assessore alle Pari opportunità del Comune di Forlì, Maria Maltoni. “Invece i dati sulla disoccupazione forniti dalla Provincia di Forlì-Cesena fino al 2011 segnalavano un aumento cospicuo della disoccupazione maschile, in quanto i settori più colpiti dalla crisi in una prima fase erano stati quelli a preponderante presenza maschile: edilizia e subfornitura meccanica. Nel 2012 però, l'aumento dei disoccupati, sia italiani che stranieri in ogni fascia di età, ha visto una crescita fortissima delle donne disoccupate. Infatti i disoccupati sono oltre 32.879 (in aumento del 10,7% rispetto 2011) di cui le  donne sono complessivamente il 56,86%. Degli oltre 8mila stranieri disoccupati (oltre il 25% del totale dei senza lavoro in Provincia) le donne sono la maggioranza: 4356 contro 4083 uomini; così anche per la categoria dei disoccupati con precedenti lavorativi: su 29mila 333, 16mila 499 sono donne e 12mila 834 sono uomini. Stessa situazione anche per gli inoccupati: su 3mila 546, 2195 sono donne e 1351 sono uomini. Molto critica, quindi, la situazione per le giovani donne.
Anche per quanto riguarda l'imprenditoria femminile la situazione è in linea con il calo generale registratosi sul fronte imprese, infatti queste ultime nella Provincia hanno visto una diminuzione dello 0,4%  superiore sia a quella regionale -0,1 % che nazionale -0,3%. Un calo che è leggermente inferiore a quello registrato nelle imprese di uomini: -1,4% in Provincia; -0,8% in Regione”.

“L'aumento della disoccupazione femminile è senza dubbio da ascriversi anche alla crisi di alcuni settori specifici, quello del commercio in primis,  in cui il numero di donne occupate è molto rilevante. - sottolinea Maltoni - Il II Rapporto Economico della CGIL Forlì-Cesena ha segnalato un calo fortissimo degli occupati nel commercio -21,3% e servizi -10,6%. (dati 2011) . Anche la contrazione degli occupati nelle pubbliche amministrazioni, sia locali che statali, dove da anni non si recupera il turn-over e le assunzioni sono limitatissime, comprese quelle a tempo determinato, porta con sé una diminuzione della possibilità di occupazione per le donne. Desta particolare preoccupazione anche sul piano locale l'applicazione della spending review in ambito sanitario, con la previsione di una minore occupazione sia nelle imprese che prestano servizi al sistema sanitario pubblico, come nel caso apparso sulla stampa in questi giorni della cooperativa Formula Servizi, ma anche per quanto riguarda i lavoratori e le lavoratrici precarie della sanità. Pur nei necessari processi di razionalizzazione della spesa pubblica, è impensabile che l'efficienza della spesa si concretizzi sempre e solo in una riduzione dei lavoratori occupati con conseguenze negative sui redditi delle famiglie e spesso anche sulla fruibilità dei servizi. - conclude - Occorre una inversione di tendenza sia a livello nazionale che locale perché settori come la sanità,  la scuola e tanti ambiti del lavoro pubblico che forniscono servizi diretti ai cittadini, sono veri e propri beni comuni da salvaguardare”.

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