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La "Befana Comunista" porta il carbone ad Unicredit

Una curiosa protesta va in scena giovedì mattina alle 10. La "Befana Comunista" consegnerà il carbone ad Unicredit, presso la filiale di Piazza Saffi n. 43

Una curiosa protesta va in scena giovedì mattina alle 10. La “Befana Comunista” consegnerà il carbone ad Unicredit, presso la filiale di Piazza Saffi n. 43, seguirà volantinaggio per spiegare come “Unicredit sia uno dei simboli della speculazione che le banche stanno facendo nei confronti dei cittadini e degli Stati e per denunciare gli alti costi del servizio bancario e il piano di ristrutturazione di Unicredit che prevede 5.200 licenziamenti”. Questa l'iniziativa messa in piedi da Rifondazione Comunista Forlì.

Ecco quello che viene spiegato nel volantino: “Siamo di fronte ad una truffa colossale. La BCE pochi giorni fa ha prestato alle banche europee e italiane qualcosa come 500miliardi di € al tasso dell'1% (l’Unicredit ha acquistato 7,5mld), le quali a loro volta prestano gli stessi soldi agli Stati attraverso l’acquisto di BTP che in Italia oggi hanno tasso tra il 6 e il 7%. Oppure li possono utilizzare per pagare le obbligazioni in scadenza emesse dalle stesse banche private: in ogni caso una rendita eccezionale quasi a costo zero! Se la BCE prestasse direttamente i soldi agli Stati, come fanno le altre banche centrali, bloccherebbe la speculazione (e lo SPREAD), ma non lo fa perché è essa stessa soggetto speculatore! Quale cittadino o impresa otterrebbe mutui a questi interessi? Questi soldi devono andare ai cittadini, agli investimenti su innovazione e ricerca, al welfare, non a garantire i profitti alle banche che controllano il debito pubblico”.


Costi delle banche: “È noto che le banche italiane detengono il record dei conti correnti più cari d’Europa, con un costo medio di ben 295 euro contro i 114 euro della media europea. Ed anche relativamente i mutui la situazione non migliora, quelli italiani hanno tassi superiori a quelli europei dello 0,6-0,7% in più. Tutto ciò genera un saccheggio sistematico dalle tasche delle famiglie, e ci fa dire che le banche italiane, in pratica, hanno retto la crisi a spese dei cittadini, addebitando sulle spalle di famiglie e piccole e medie imprese costi elevatissimi. Licenziamenti e liquidazioni d’oro Unicredit è la banca che ha concesso all’ex amministratore delegato Alessandro Profumo una liquidazione d’oro di 42 mln di €. Ma è anche la stessa banca che ha recentemente approvato un piano industriale che prevede tra il 2011 e il 2015 una riduzione del personale di 5.200 unità, a fronte di 6,5 miliardi di utile netto che la banca prevede di raggiungere sempre nel 2015. Vogliamo il tetto agli stipendi dei manager, perché la ricchezza di un manager non deve essere ottenuta con il licenziamento di migliaia di lavoratori”.

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