Guidi: "La morale il moralismo e la politica"

"E' noto che la "morale" sia tutto ciò che riguarda l'agire e il comportamento umano, considerato in rapporto all'idea che si ha del bene e del male. In altre parole, la morale è la percezione che la nostra coscienza ha del giusto e dell'onesto"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

E' noto che la "morale" sia tutto ciò che riguarda l'agire e il comportamento umano, considerato in rapporto all'idea che si ha del bene e del male. In altre parole, la morale è la percezione che la nostra coscienza ha del giusto e dell'onesto.

Il moralismo, invece, è la tendenza a giudicare tutte le azioni degli uomini da un punto di vista morale astratto, senza cercare di comprendere le singole situazioni, con eccessiva intransigenza.

Per quanto riguarda la politica, la cosiddetta "questione morale" è propria della morale o del moralismo?

I dirigenti dei Partiti hanno, in altre parole, spinto le loro azioni fino alla violazione del giusto e dell'onesto, del bene e del male, oppure siamo di fronte all'astratta intransigenza di un giudizio moralistico?

Il confine tra ciò che è morale e immorale, specie in politica, ma anche in altri campi della vita privata e pubblica dei cittadini, compreso quello dell'economia è - come, del resto, per tutti i confini - molto labile.

Chiunque può trovare giustificazioni al proprio agire, riconducendo il suo comportamento sul terreno della moralità, anche se ciò che ha fatto morale non è, ed essere, in coscienza, convinto della propria correttezza.

Quello che conta però, nel caso della politica, non è la tranquillità della coscienza dell'individuo ma la percezione che del suo agire ne ricava la coscienza singola e collettiva della società.

In altre parole, facendo l'esempio per eccellenza che è sulla bocca di molti: ciò che conta non è la tranquillità, o meno, della coscienza di Silvio Berlusconi sulla sua irreprensibile moralità pubblica e privata, ma la percezione che la coscienza collettiva del nostro Paese ha maturato circa la moralità, o meno, degli atti da lui compiuti.

Temo che, da questo punto di vista, la politica italiana e coloro che la esercitano stia ora subendo, complessivamente, un giudizio morale negativo - morale e non moralistico - in continuità con quello espresso nella cosiddetta prima repubblica.

La sensazione corrente è che nulla, o poco, sia cambiato da allora nel modo di fare politica in Italia e che la "questione morale" sia ormai un dato permanente, seppure inaccettabile, della politica in se.

Si tratta indubbiamente di una triste e pericolosa constatazione - mi auguro eccessiva - il cui sovvertimento è il vero banco di prova di chi, facendo politica, vuole fare onestamente il bene della società.

A loro guardano con viva speranza i cittadini italiani, compreso il sottoscritto.

Alessandro Guidi

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