La riforma dei quartieri, Forlì & co: "Documento debole. Mantenere i confini dove la partecipazione è forte"

Queste alcune delle proposte del gruppo consiliare di "Forlì & co" in vista del nuovo regolamento dei quartieri

Ridurre sì il numero dei quartieri, "ma sulla base del loro funzionamento, attraverso un processo democratico e partecipato" e se "l'accorpamento possa favorire la partecipazione". Mentre per quanto concerne le competenze, "il parere dei quartieri dovrà essere obbligatorio". Queste alcune delle proposte del gruppo consiliare di "Forlì & co" in vista del nuovo regolamento dei quartieri. Per Federico Morgagni e Giorgio Calderoni, "la prima bozza, predisposta a luglio dalla Giunta avrebbe rappresentato nei fatti la scomparsa dei Quartieri e la riduzione di Forlì ad una città senza spazi per la partecipazione democratica dal basso, senza quegli istituti  che svolgano un importante funzione di tramite fra cittadinanza e Amministrazione".

Tuttavia, rimarcano, "neppure il nuovo documento proposto in queste settimane dall'Amministrazione può dirsi sufficiente. Non nasce da un'analisi dei problemi sul campo e dal tentativo di trovarvi possibili soluzioni, bensì dal bisogno di uscire da una situazione divenuta politicamente insostenibile, accogliendo alla rinfusa alcune sollecitazioni e riducendo nodi politici rilevanti ad atti di natura tecnica. Ne deriva un documento debole, senza un chiaro obiettivo progettuale. Ma non è ancora troppo tardi. Il prolungamento fino alla prossima primavera della scadenza dei quartieri offre, se lo si vuole, il tempo per stilare insieme quel tipo di strumento che serve alla città".

Continuano nel ragionamento: "Dopo l'abolizione delle circoscrizioni, ad un numero non trascurabile di quartieri che hanno svolto un'importante funzione per il proprio territorio (progetti di collaborazione, iniziative e valorizzazione del patrimonio locale) se ne affiancano altri dove l'esperienza sembra aver perso linfa. Se l'obiettivo è quello di aiutare la partecipazione e avvicinare i cittadini al governo del bene comune, occorre promuovere e rafforzare quelle realtà nelle quali vi sono nuclei attivi e sono stati raggiunti risultati importanti, e rianimare quelle nelle quali la partecipazione langue".

"Da questo approccio - proseguono - discende la nostra visione delle varie questioni, prima fra tutte quella della revisione del numero e dei confini dei quartieri. Non siamo contrari a ridurne il numero, ma non sulla base di una semplice istruttoria amministrativa, bensì di un'analisi del loro funzionamento, svolta attraverso un processo democratico e partecipato. Quei quartieri le cui esperienze hanno rappresentato felici esempi di partecipazione dei cittadini vanno mantenuti nella loro identità e confini, onde evitare accorpamenti che invece di incentivare la partecipazione finiscano per eliminarla laddove esiste. Quanto agli altri si proceda all'accorpamento, se si ritiene che ciò possa favorire la partecipazione". 

Sulle competenze dei quartieri, "il Regolamento proposto rimane assai generico, ma sembra evidente che le le funzioni più importanti sono attribuite ai Coordinamenti territoriali, organismi di secondo livello, nominati dalla Giunta e privi della legittimazione del voto popolare - continuano Morgagni e Calderoni -. Noi chiediamo invece una chiara definizione delle competenze dei quartieri; in particolare riteniamo che su temi che riguardano il territorio, il parere dei quartieri debba essere non vincolante, ma obbligatorio".

Per gli esponenti dell'opposizione, "si possono poi individuare un concorso nella programmazione urbanistica e delle regole che disciplinano le opere pubbliche e private e la programmazione e l’attuazione delle opere pubbliche, l'espressione di parere sulla programmazione dei Lavori Pubblici e sul Piano di manutenzione ordinaria degli edifici e della viabilità del territori di competenza, proposte di interventi relativi alle politiche ambientali riguardanti il territorio, funzioni nell'esame di problemi di carattere economico‐sociale, culturale, sportivo, igienico‐ sanitario del proprio territorio, e l'espressione di un parere sulle scelte di bilancio del Comune (bilancio partecipato). Definite queste competenze, esse vanno rese note a tutti i cittadini, di modo che i quartieri possono divenire il livello amministrativo nel quale si sperimentano forme innovative di democrazia deliberativa".

Per Morgagni e Calderoni, infine, "un'attenzione particolare va data inoltre al tema degli strumenti, delle sedi e delle risorse. Non si può certo pensare a un rinvio in bianco alla Giunta, come si prospetta nell'articolo 12 della bozza di nuovo Regolamento. Occorrono risorse umane del Comune a supporto all'attività dei quartieri, percorsi agevolati di accesso alle informazioni e agli atti del Comune, meccanismi nuovi di accesso ai fondi che non vanno aumentati a pioggia ma, assicurato un livello adeguato di finanziamenti a ogni realtà, sostengano quelle più attive, i loro progetti e iniziative".

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