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Tregedia di Prato, allarme di Cisal: "Anche a Forlì zone d'ombra nella comunità cinese"

Malerba chiede alle istituzioni preposte di moltiplicare anche a Forlì i controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro

Salvatore Malerba, segretario regionale Cisal Emilia-Romagna, il sindacato autonomo nazionale, quarta associazione dopo Cgil, Cisl e Uil, solleva il problema del lavoro nero e della mancata sicurezza anche a Forlì. “La tragedia del capannone-dormitorio di Prato andato a fuoco deve, pur nella tragedia, aiutarci ad aprire gli occhi anche nella nostra città".

"Proprio Forlì è stata teatro dell’inchiesta giudiziaria contro le illegalità nel distretto dei divani, la concorrenza sleale e il ‘patto scellerato’ di alcuni industriali locali con esponenti della comunità  cinese che aveva portato la magistratura ad emettere nel luglio dell’anno scorso una sentenza di primo grado di condanna, di imprenditori italiani e cinesi, che è diventata modello giuridico a livello nazionale", ricorda Malerba.

"Dello scandalo dei lavoratori cinesi immigrati ed anche clandestini che lavoravano a prezzi stracciati aveva parlato anche  “Report”, il programma di inchiesta televisiva condotto da Milena Gabanelli che aveva portato all’attenzione pubblica nazionale il problema del distretto forlivese del divano, proprio mentre molti amministratori , tutti di sinistra, come il consigliere Regionale Tiziano Alessandrini, l’assessore comunale alle attività produttive Maria Maltoni ed anche il sindaco Balzani continuavano a ripetere che non esisteva alcun problema e che ad accusare la comunità cinese si dimostrava soltanto di essere razzisti”, chiosa il segretario regionale Cisal Emilia Romagna.

Malerba chiede alle istituzioni preposte di moltiplicare anche a Forlì i controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro: “Perchè  nonostante gli obblighi di legge in capo alle amministrazioni e delle forze dell'ordine, gli organici per garantire le ispezioni sono – a detta degli stessi operatori – del tutto insufficienti, sottodimensionati: non solo nelle figure di controllo ma anche nelle strutture burocratiche.  Ci chiediamo:  a Prato i lavoratori cinesi vivevano su un soppalco suddiviso in piccolissime stanzette con pareti di cartone e cartongesso, esistono casi del genere anche a Forlì? Anche nella nostra città manodopera irregolare viene sfruttata a rischio della vita al costo di 40 centesimi a vestito?”.

 “Anche nel territorio forlivese - aggiunge Malerba - il fenomeno del "lavoro nero" gestito dai cinesi sta assumendo proporzioni allarmanti riguardo non solo al danno per il modello economico del Made in Italy  con le merci contraffate ma anche sotto il profilo sociale e del rispetto della persona. Molteplici episodi di cronaca ci ricordano che in tutta l’Emilia-Romagna si sono verificati  fenomeni di lavoratori cinesi costretti a lavorare in condizioni disumane,   a dimostrazione che starebbe prendendo sempre più piede sul territorio regionale una vasta articolata ragnatela di attività criminali nelle quali appare   evidente che la "Triade Cinese" (la mafia cinese) starebbe entrando con sempre maggior determinazione nel mercato del lavoro fuori da qualsiasi regola e violando tutte le leggi".

"Come sindacato autonomo non possiamo che lanciare un monito e chiedere che le autorità preposte si mobilitino, affinchè tragedie come quelle di Prato non si debbano ripetere anche in Romagna e  per fermare in tempo chi affida i propri lavori a dipendenti sottopagati o sfruttati, perchè con questa condotta danneggia (fino a farle chiudere) le aziende che rispettano la legge, con buona pace di operai e piccoli imprenditori che dall’oggi al domani si trovano senza impiego”: conclude Malerba.

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