Legge 'bavaglio', Casadei (Pd): "Norma incivile e liberticida"

A volte ritornano: ci avevano già provato lo scorso anno e una vasta mobilitazione aveva spinto il Parlamento a rivedere il progetto di legge sulle intercettazioni.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

A volte ritornano: ci avevano già provato lo scorso anno e una vasta mobilitazione aveva spinto il Parlamento a rivedere il progetto di legge sulle intercettazioni.

Impegnare il Parlamento a discutere per mesi sui provvedimenti contro la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e quelli “ammazza-blog”, degni dei peggiori regimi totalitari, invece che proporre soluzioni per uscire dalla crisi economica e rilanciare il Paese, è un comportamento irresponsabile e inaccettabile.

Per salvaguardare gli interessi e i privilegi di un premier che continua a circondarsi di personaggi per lo meno equivoci e che non sembra avere come primo pensiero quello del governo del Paese, si rischia di privare molti altri cittadini non solo delle informazioni necessarie per costruirsi un giudizio libero e autonomo su chi dovrebbe guidare e amministrare la cosa pubblica, ma soprattutto di strumenti necessari alla legittima richiesta di giustizia (come nei casi delle morti di Francesco Aldrovandi e Stefano Cucchi o dello scandalo di “Calciopoli”).

Sono già previsti nella legislazione corrente vincoli e strumenti di tutela, ma limitare l’uso delle intercettazioni con cavilli e procedure, come quella dell’udienza-filtro che potrebbe richiedere anche anni e che il procuratore anti-mafia Nicola Gratteri definisce “aberranti”, rischia di legare le mani alle inchieste contro la criminalità organizzata, mentre impedirebbe ai cittadini di conoscere atti relativi alla vita di coloro che sono stati votati per ricoprire incarichi pubblici.

E’ evidente che il premier e la sua “corte” parlamentare, tenuta insieme da ricatti economici e politici, siano in grande difficoltà. La sottocultura di vent’anni di televisione berlusconiana non riesce più a frenare il crescente dissenso dell’opinione pubblica che ormai da mesi è scesa in piazza per protestare e chiedere,  a gran voce, che si torni a pensare ai veri problemi del Paese e a dare risposte a chi è senza lavoro e di fatto deprivato del futuro.

Per questo i cittadini che vogliono un'altra Italia rispetto a quella del colossale fallimento berlusconian-leghista devonocontinuare nella mobilitazione dal basso, pacifica ma determinata, e pretendere  le dimissioni di questo Governo, ormai screditato in tutto il mondo, e di tornare a votare quanto prima.
 

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