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Le donne della Cgil: "Modificare i contenuti peggiorativi del Jobs Act "

"Il Coordinamento donne della Cgil di Forlì vi chiede di aiutarci nella difesa delle donne nei luoghi di lavoro, modificando i contenuti peggiorativi del Jobs Act che con le norme di demansionamento, di videosorveglianza, di modifica all’art 18, lascia sole le donne rendendole ancora più vulnerabili e ricattabili"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"Care amiche e compagne di tante lotte per la dignità della donna, il 25 novembre rinnoviamo tutte il nostro impegno civile contro la violenza sulle donne. Non solo fra le mura domestiche, ma anche nei luoghi di lavoro, alla donna spesso non viene riconosciuta pari dignità rispetto a quella dell’uomo e spesso subisce vessazioni e violenza. Il Coordinamento donne della Cgil di Forlì vi chiede di aiutarci nella difesa delle donne nei luoghi di lavoro, modificando i contenuti peggiorativi del Jobs Act che con le norme di demansionamento, di videosorveglianza, di modifica all’art 18, lascia sole le donne rendendole ancora più vulnerabili e ricattabili.

Crediamo che lo Statuto dei Lavoratori del 1970, sia stato anche una grande conquista delle donne, finalmente libere di poter manifestare il proprio pensiero, di potersi organizzare e di poter rivendicare i propri diritti anche nel Lavoro, dove padrone e capetti cercavano di tenere buoni i dipendenti col terrore del licenziamento. Nacque anche grazie alle lotte di tante donne,  lo Statuto dei Lavoratori, una pietra miliare per la storia del sindacato, con la conquista di un nuovo diritto: l’art. 18, ovvero la reintegrazione nel posto di lavoro da parte del giudice in caso di licenziamento illegittimo. Il Jobs Act abolendo il diritto di reintegro sul luogo di lavoro nel caso di licenziamento economico permette alle imprese di cacciar fuori dalle fabbriche, dai supermercati, dagli uffici…., chi dissente, chi non rinuncia a far presente il proprio pensiero, chi rivendica il diritto ai permessi per i assistere figli o familiari, chi rivendica il diritto a un orario equo e dignitoso, chi magari non si mostra compiacente e rivendica una parità di trattamento.

Infatti anche la tutela per i licenziamenti discriminatori rischia di non avere effetti concreti quando si indica all’azienda il criterio (motivi economici), da prendere a pretesto per licenziare individualmente una persona, senza che vi possa essere il reintegro, anche in caso di licenziamento illegittimo. Il diritto alla maternità, che la CGIL rivendica per tutte le donne indipendentemente dalle tipologie contrattuali e dal lavoro effettivamente svolto, non può essere scambiato con l’abolizione di diritti e tutele….se vuoi dare a Marta il diritto non devi toglierlo a Giovanna, Carla o Alessandra!

Bisogna estendere i diritti, redistribuire il lavoro che c’è e crearne di nuovo attraverso investimenti pubblici e privati, prendendo risorse dove in questi anni si sono accumulate. Non si crea lavoro riducendo i diritti ma lo si dequalifica e basta! Le donne saranno le prime ad essere ricattate vista la facoltà per il datore di lavoro di demansionarle magari dopo aver raggiunto con tanti sacrifici un percorso di carriera che può essere con un solo gesto spazzato via. Vi sembra giusto? La legge di stabilità con la filosofia che sta dietro ai tagli previsti mette in discussione la maggior parte di diritti per cui noi donne abbiamo lottato, facendo ricadere sulle famiglie e in particolare sulle donne il lavoro di cura.

Anche il Bonus Bebè va nella direzione opposta al consolidamento e allargamento di quel Welfare, che dagli anni ‘70 ha emancipato la condizione femminile, depotenziando il ruolo del servizio pubblico, in un’ottica di restringimento dei diritti delle donne, dei bambini e degli anziani. Per queste ragioni, noi saremo in piazza il 12 dicembre 2014 e siamo pronte a confrontarci con voi sul merito. Il modello di donna che piace a pezzi della ”nuova politica” che sponsorizza e premia la “donna perfetta” non tiene conto della vita reale a cui tutte noi ogni giorno dobbiamo fare fronte. Noi donne siamo belle, brave, intelligenti e anche eleganti senza bisogno di essere “Lady Like”".

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