Venerdì, 19 Luglio 2024
Politica

ll Tar fa slittare l'apertura della caccia, Pompignoli (Lega): "Estremismo ambientale". Bartolini (Fdi): "Sentenza ad orologeria"

"L’auspicio è quello che la Giunta regionale non si faccia intimidire e ricorra al Consiglio di Stato facendo valere le proprie ragioni”

“Scandaloso che si dia ancora retta agli estremisti ambientali dopo aver toccato con mano, soprattutto in Emilia-Romagna, i danni provocati da posizioni puramente ideologiche. L’auspicio è quello che la Giunta regionale non si faccia intimidire e ricorra al Consiglio di Stato facendo valere le proprie ragioni”. Così il consigliere regionale della Lega, Massimiliano Pompignoli, commenta la decisione del Tar di posticipare al 1° ottobre l’apertura della caccia agli uccelli e alla piccola selvaggina stanziale, accogliendo il ricorso cautelare della Lac (Lega Abolizione Caccia).

“Nelle motivazioni si legge che in tal modo di otterrebbero “una pluralità d’effetti positivi sulla fauna”, non valutati dalla giunta regionale. Ci troviamo di fronte a un’ordinanza inammissibile che, ancora una volta, mette al primo posto specie animali e vegetali senza tener conto delle necessità dei cittadini e degli equilibri dei territori. Personalmente mi batterò contro questo provvedimento, sollecitando la Giunta a presentare controricorso al Consiglio di Stato”, conclude Pompignoli.

“Tutti i cacciatori della nostra regione che, a questo punto hanno già versato circa 500 euro per il rinnovo annuale della licenza, si vedono ridotti in maniera sensibile i periodi di caccia - afferma Luca Bartolini, ex Consigliere Regionale e dirigente Fratelli d'Italia Forlì-Cesena -. Una beffa che sa tanto di sentenza a orologeria emessa all’ultimo momento per creare il massimo disagio a tante persone la cui unica ‘colpa’ è di avere una passione perfettamente legale e ampliamente normata in ogni suo aspetto”.

“Fra aperture ritardate e chiusure anticipate i cacciatori romagnoli si ritrovano con un calendario venatorio ristretto fra i due e i tre mesi a seconda delle specie mentre pochi metri oltre i confini regionali gli appassionati possono cacciare senza problemi. E mi fanno sorridere amaramente i sepolcri imbiancati di Via Aldo Moro che adesso si stracciano le vesti e annunciano ricorsi contro la sentenza del TAR quando è proprio la dirighenzia di sinistra ad aver spalancato le porte a chiunque si professasse contrario alla caccia e a posizionarlo in ruoli decisionali proprio in quell’assessorato - conclude -. Sarà che a pensare male si fa peccato ma verrebbe quasi da immaginare che qualcuno, dal palazzo della Regione, faccia uscire apposta degli atti impugnabili per favorire gli attacchi da parte delle associazioni ambientaliste e sicuramente faranno ricorso sperando in un accoglimento di qualche aspetto marginale giusto per far cantare vittoria a qualche Consigliere attore non protagonista di questo teatrino. E intanto i cacciatori emiliano-romagnoli pagano fior di quattrini a Regione, Stato, Atc, Assicurazioni e si trovano costretti a lasciare i fucili a prendere polvere in attesa che qualche giudice, adeguatamente schierato, decida del loro destino. Se fossi in Bonaccini pretenderei di sapere chi è il responsabile di un calendario così mal scritto da meritare lo stop. Ma sicuramente non lo farà per non scontentare i suoi elettori anti caccia delle associazioni animaliste”.

Nel frattempo la Regione sta valutando la possibilità di ricorrere in appello contro l’ordinanza del Tribunale amministrativo di Bologna in cui si accolgono alcune misure sospensive relative al calendario venatorio 2023/24. "In particolare, l’attenzione della Regione è puntata sui periodi di apertura e chiusura della caccia e le giornate aggiuntive per il periodo ottobre-novembre - viene spiegato -. La motivazione sta nel fatto che lo stesso calendario che era stato presentato nella stagione venatoria precedente, era stato approvato integralmente, e non era stato oggetto di queste prescrizioni cautelative che invece vengono introdotte quest’anno. Nemmeno da parte dello stesso Tar, che non aveva adottato analogo provvedimento".

La Regione inoltre è intenzionata a chiedere al Tar di pronunciarsi sulla vicenda il prima possibile, e non a marzo 2024 come è stato calendarizzato. "Questo perché, semplicemente, la stagione venatoria a quell’epoca sarà già conclusa - viene illustrato -. Resta il fatto che, comunque, l’ordinanza del Tar conserva gran parte dell’impianto normativo originale, di cui quindi il Tribunale riconosce la bontà e validità. Inoltre, la Regione sottolinea che l’ordinanza contiene il richiamo ad adeguarsi ai pareri Ispra, nonostante la legge assegni alle Regioni il potere di individuare, sulla base di proprie motivazioni specifiche, le date di apertura e di chiusura delle specie, all’interno di un periodo a cui la Regione Emilia-Romagna si è sempre attenuta".

"Il parere dell’Istituto, infatti, è obbligatorio, ma non vincola le scelte che gli organi regionali possono attuare, con motivazioni adeguate. Va specificato, infine, che il provvedimento non riguarda l’attività legata alla preapertura, prevista dal calendario per le specie Cornacchia Grigia, Ghiandaia, Gazza, Merlo, Colombaccio e Tortora che continuerà nelle modalità previste - conclude -. Così come non sono previsti cambiamenti per quanto riguarda il prelievo in deroga delle specie storno e piccione e l’attività di addestramento cani".

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