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Mafia in Romagna, un quadro a tinte fosche: interrogazione di Pompignoli (Lega Nord)

Il rapporto annuale della Direzione nazionale antimafia, presentato alla stampa il 24 febbraio scorso, dipingerebbe, per il distretto emiliano-romagnolo, "un quadro dalle tinte fosche". Lo segnala Massimiliano Pompignoli (Lega nord) in una interrogazione alla Giunta regionale

Il rapporto annuale della Direzione nazionale antimafia, presentato alla stampa il 24 febbraio scorso, dipingerebbe, per il distretto emiliano-romagnolo, “un quadro dalle tinte fosche”. Lo segnala Massimiliano Pompignoli (Lega nord) in una interrogazione alla Giunta regionale in cui sottolinea che l’analisi contenuta nel documento colpirebbe “senza riserve” l'immagine di una regione “orgogliosamente indicata come modello di sana amministrazione e che invece oggi può ben definirsi ‘terra di mafia’ nel senso pieno dell’espressione”.
 

Nel documento “si denuncia la presenza in Regione ‘in maniera sostanziosa di cellule di matrice camorrista…’ nonché ‘...di persone provenienti dall'area della mafia siciliana’” e “i 117 arresti di fine gennaio”, nell’ambito della “cosiddetta maxi operazione Aemilia - scrive il consigliere - hanno condotto al disvelamento del crimine ‘ndranghetista”, e, pur “rappresentando un importante intervento repressivo”, “non bastano a ‘...risanare i danni cagionati al tessuto sociale dal contatto con il sistema mafioso, per la cui guarigione, prevedibilmente lenta, sarà necessaria una massiccia terapia a base di legalità’”. “Ad aggravare la situazione - aggiunge - concorre una peculiarità del tutto emiliano-romagnola”, e cioè che “il radicamento non si è creato come effetto di un contagio delle terre emiliane da altri territori del Nord, bensì per ragioni e in forza di dinamiche criminali proprie della nostra regione”. “Il tramonto del modello emiliano” – sottolinea ancora il consigliere – è contestuale al “crollo di quello romagnolo, le cui tre provincie di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini sono anch'esse oggetto di infiltrazioni mafiose sempre più frequenti e radicate nel tessuto economico-politico locale”.
 

“Particolare preoccupazione destano, anche in Romagna, i nuovi rami d'attività delle mafie”, che, a parere del consigliere, vanno dal gioco d'azzardo, ai “comproro”, al business dei rifiuti e alle “innumerevoli operazioni di riciclaggio di denaro sporco nelle strutture turistico- alberghiere della nostra riviera”, ma anche nel settore agricolo potrebbero fare gola alla malavita organizzata i fondi erogati dall'Unione europea per lo sviluppo della filiera agro alimentare romagnola. Pompignoli chiede quindi alla Giunta se sia a conoscenza dei contenuti del Rapporto della direzione nazionale antimafia, quali azioni intenda intraprendere, unitamente alle Forze dell'ordine e agli enti locali, per contrastare le infiltrazioni mafiose in regione e per identificare e far emergere i nuovi rami d'attività impiantati dalla malavita organizzata anche in Romagna.

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