Guidi: "Mio nonno aveva ragione"

"Può accadere che un'affermazione fatta da un cittadino qualunque, magari al bar mentre prende un caffè, e la stessa affermazione fatta da un personaggio famoso possano apparire, la prima, solo una battuta"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Può accadere che un'affermazione fatta da un cittadino qualunque, magari al bar mentre prende un caffè, e la stessa affermazione fatta da un personaggio famoso possano apparire, la prima, solo una battuta fine a se stessa e, la seconda, una verità indiscutibile.

Il contesto e il soggetto fanno, troppo spesso in Italia, la differenza tra la ragione e il torto nel comune sentire della gente.

Mio nonno, contadino toscano, diceva: "Siete andati troppo avanti, dovete fare qualche passo indietro per riprendere il giusto cammino". Che cosa intendeva? Esattamente quello che vanno dicendo tanti altri, con altre parole, in questi ultimi anni: occorre rivedere il rapporto tra la qualità vera della vita e lo sviluppo economico e tecnologico.

Riflettere cioè sul "come" e sul "dove" andiamo.

Mio nonno, figlio di un antico mondo rurale immutato nei secoli (è morto convinto che l'uomo non sia mai stato sulla luna e che ciò sia stato solo un grande imbroglio della televisione), diceva, sostanzialmente, quello che dicono oggi i figli dell'era della modernità, della tecnologia, del messaggio mediatico, dello sfruttamento delle risorse ambientali.

Ad esempio, che la perorazione a favore del maggiore uso dell'energia eolica e fotovoltaica, del gas naturale e dei propellenti "verdi", non è finalizzata alla totale rinuncia dell'auto o dell'elettricità; così come l'invito al contenimento dei consumi, con il conseguente bisogno di smaltirne i rifiuti, propri del consumare, tende alla riduzione e al riciclaggio non alla loro negazione.

Alcuni saggi passi indietro, quindi, come chiedeva mio nonno, per andare avanti in una direzione diversa dall'attuale.

La proposta di entrambi, quella del contadino e quella dei progressisti più avveduti è concretamente la stessa: un invito ad assumere un modello di sviluppo meno nocivo alla vita dell'uomo e all'ambiente in cui viviamo, non il ritorno al passato.

Agli uomini modesti ma ragionevoli e a personalità d'alto livello culturale spetta quindi uguale rispetto e merito: essi vogliono per l'umanità un futuro migliore.

Diverso, molto diverso, è il compito di chi è chiamato ad assumere le decisioni politiche e di governo che si collocano in questo contesto: essi devono decidere con coerenza, fare scelte conseguenti, compiere atti concreti nella giusta direzione.

Ciò che devono fare è di non decidere da soli.

La maggioranza dei cittadini chiede che chi li governa li ascolti e poi decida con il loro consenso e non si avvalga solo, su temi tanto importanti, del diritto di farlo conseguito, una tantum, col voto.

E' questa la strada di mezzo, tra il mondo ideale e quello materiale, che la politica deve saper percorrere oggi: la partecipazione e il coinvolgimento vero dei cittadini.

Si facciano, quindi, se si ritiene necessario, dei referendum popolari sui temi più rilevanti e le scelte più coinvolgenti il futuro di noi tutti.

Si abbia il coraggio di ascoltare, su questi aspetti, il parere della gente, sia quella comune sia quella esperta e culturalmente preparata.

Si chiamino i cittadini a pronunciarsi e ad assumersi le loro responsabilità sul futuro che vogliono per se e per i propri figli e, non meno, su come si debba coniugare qualità della vita e sviluppo nella società d'oggi e in quella di domani.

Questo non è populismo: è democrazia.

Altre vie confermeranno solo che mio nonno aveva ragione.

Alessandro Guidi

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