Martedì, 23 Luglio 2024
Politica

Modifica alla legge elettorale dell'Emilia Romagna: voto entro 5 mesi dalle dimissioni del presidente. Ira della Lega

La modifica è stata introdotta grazie a un emendamento di giunta presentato nel corso dell'esame della legge sulla semplificazione delle norme regionali. La Lega ha annunciato che impugnerà la modifica

Voto entro cinque mesi in caso di dimissioni anticipate del presidente della giunta dell'Emilia-Romagna: le elezioni devono essere indette entro tre mesi e svolgersi entro i successivi due mesi. Con i voti della maggioranza, l'Assemblea legislativa ha approvato un emendamento proposto dalla giunta che modifica le regole con cui si vota in Emilia-Romagna. L'emendamento è stato inserito all'interno del documento sul Refit 2024, la legge che elimina o modifica leggi e articoli di legge, regolamenti e disposizioni normative della Regione divenute obsolete.

L’emendamento ha suscitato i dubbi del centrodestra: “Non votiamo e siamo pronti a impugnare l'emendamento”, spiega Gabriele Delmonte (Lega). “Siamo per votare il prima possibile, ma votiamo contro l’emendamento visto che non c’è stato dato il tempo di approfondire”, sottolinea Marta Evangelisti (Fdi). Duro Simone Pelloni (Rete civica) per il quale “il Presidente Bonaccini ha deciso quando finiva la legislatura, la maggioranza decide quando si vota: peccato che la legge elettorale dovrebbe essere tema dell’Assemblea, dunque tema unitario”.

“Si tratta solo di una modifica tecnica di una legge elettorale che abbiamo votato all’unanimità tutti insieme, noi lavoriamo in maniera seria”, replica Marcella Zappaterra (Pd) il cui intervento si basa sul principio costituzionale per il quale bisogna svolgere le elezioni nel minor tempo possibile. Sempre al capitolo legge elettorale ha tenuto banco l'ipotesi di un riequilibrio del rapporto popolazione/eletti. Il Pd si è detto pronto ad approvare un ordine del giorno unitario per dare mandato agli uffici tecnici della Regione di verificare eventuali squilibri territoriali nel rapporto popolazione/eletti, ma l'impossibilità di arrivare a un accordo su alcuni emendamenti ha fatto sfumare l'intesa. L'Assemblea, quindi, ha respinto gli odg che chiedevano di riformare la legge regionale al fine di garantire una più equa rappresentanza territoriale.

"I consigli comunali hanno approvato un ordine del giorno che chiedeva di rivedere la legge elettorale rivendicando un ruolo più forte per la Romagna. Siete talmente attaccati alle poltrone da ignorare la volontà di oltre un milione di cittadini", punge Massimiliano Pompignoli (Lega), mentre Giulia Pigoni (Italia Viva) replica: "Spiace che sia stato affossato il testo condiviso che avevamo realizzato, sembra che ci sia chi vuole il match Emilia contro Romagna…". "Non ho partecipato al voto su questo emendamento perché trovo inopportuno intervenire sulla legge elettorale in questo momento", sottolinea Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle). "Eviterei di buttare in politica un tema così importante come la legge elettorale, siamo l’Emilia-Romagna e anche i risultati elettorali di domenica scorsa dimostrano come il Pd e il centrosinistra siano capace di dare risposte ai problemi dei cittadini. Avevo lavorato per una soluzione unitaria, ma vedo che c'è chi non ha voluto", spiega Manuela Rontini (Pd).

L'ira della Lega

“Come Lega siamo già pronti a impugnare il provvedimento davanti al Tar, perché l’emendamento del Pd è totalmente illegittimo, sia nella forma che nella sostanza - attacca Pompignoli -. La legge elettorale regionale non può essere modificata con un provvedimento unilaterale della giunta, ma con un progetto di legge da votare e condividere con l’Aula. Così facemmo nel 2022, quando la modifica dell’art 16 che disciplina l’indizione delle elezioni regionali passò prima per le commissioni e poi per l’assemblea legislativa. Adesso, il PD vuole imporre quando votare e come votare. Il loro è un rigurgito totalitario, un atteggiamento che lascia trasparire la debolezza del Partito Democratico, che cerca di capitalizzare il voto delle europee e sciogliere prima l’Assemblea. Il motivo è solamente questo. Non ci sono altre ragioni a monte della forzatura del Pd. I nostri uffici legislativi stanno già analizzando il testo dell’emendamento siamo pronti a depositare il ricorso e a far valere le ragioni e la forza dell’Assemblea quale organo di massima espressione della volontà popolare regionale.”

“Una vera mascalzonata politica, ma ci opporremo in tutte le sedi”, commenta il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna. “La maggioranza ha approvato un emendamento alla legge elettorale regionale, elaborato in fretta e furia, che, nei fatti, stravolge il cronoprogramma che avrebbe dovuto portare alle elezioni regionali dopo il trasloco del presidente Stefano Bonaccini al seggio di Bruxelles - prosegue -. Bene hanno fatto le minoranze a rifiutarsi di votare l’emendamento, un vero e proprio trabocchetto che puzza da tutte le parti. Ogni atto politico deciso unilateralmente dalla sinistra è certamente una fregatura politica per gli avversari. Evidente il giochino: con l’emendamento, le elezioni regionali potrebbero essere anticipate rispetto a quanto previsto. Una vera trappola per l’opposizione e un vantaggio per Pd e alleati che potrebbero giocarsi ancora l’onda lunga della propaganda elettorale di Bonaccini. Di qui, l’obiettivo di non perdere tempo e di mettere in difficoltà gli avversari. Tengo poi a precisare che in ogni istituzione democratica la legge elettorale e ogni suo cambiamento, anche minimale, sono materia di discussione e confronto e dovrebbero veder convergere su un testo condiviso maggioranza e opposizione. Qui, al contrario, non c’è stato nemmeno un passaggio nella commissione competente. Segno che il Pd aveva molta fretta. E pensare che nella stessa seduta dell’Assemblea è stato bocciato dalla maggioranza di sinistra un ordine del giorno che chiedeva di rivedere la legge elettorale rivendicando un ruolo più rappresentativo per la Romagna. Su questo ordine del giorno, partito dal consigliere regionale forlivese Massimiliano Pompignoli della Lega e condiviso da esponenti di altre forze, si erano addirittura espressi a favore alcuni consigli comunali romagnoli. Ma, evidentemente, oggi a Bonaccini e compagni la Romagna non interessa più e può tornare al ruolo di gregaria”.

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