Pari opportunità, Casadei (Pd): "Dati su cui riflettere"

"Le statistiche confermano la tradizionale divisione dei ruoli all’interno della famiglia, ovvero l’uomo come percettore del reddito principale e la donna maggiormente coinvolta negli impegni domestici"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Nei giorni scorsi i responsabili del Servizio Statistica dell’assessorato regionale alle Pari opportunità e Progetto giovani, hanno illustrato in maniera sistematica alla Commissione per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini una serie di dati interessanti su cui riflettere. L’Emilia-Romagna ha il tasso di occupazione femminile (60,9%) più alto d’Italia e uno dei tassi più alti di separazioni e divorzi. È una delle regioni dove vi è la maggior percentuale di donne che dedicano il loro tempo ad attività extrafamiliari, ma contemporaneamente ha anche uno dei tassi più elevati di violenza di genere.

Le statistiche confermano la tradizionale divisione dei ruoli all’interno della famiglia, ovvero l’uomo come percettore del reddito principale e la donna maggiormente coinvolta negli impegni domestici. La conciliazione fra lavoro di cura e lavoro retribuito continua ad essere un problema rilevante per le donne occupate. Secondo le statistiche la causa centrale della violenza sulle donne avrebbe dunque radici nel conflitto all’interno dei rapporti affettivo-familiari. Fra il 2007 e il 2011, quasi 50.000 donne in Emilia-Romagna hanno denunciato una o più violenze: "il prezzo - si legge nella relazione illustrata in Commissione - che le donne pagano per il ritardo con cui gli uomini adattano i propri modelli culturali alle trasformazioni del mondo femminile".

Un altro dato importante è quello sulla disoccupazione giovanile che nell’Unione europea arriva al 21,4%. L’Italia si colloca all’ottavo posto (29,1%), partendo però dal fondo della graduatoria, mentre l’Emilia-Romagna con il 21,9% si discosta poco dalla media europea. Nel 2011 il tasso di disoccupazione giovanile delle donne italiane (32 per cento) superava quello maschile di quasi 5 punti. In Emilia-Romagnala la distanza fra i due generi si attesta intorno ai 4 punti.

Lo studio statistico fa anche emergere il fatto che in Italia la quota dei "giovani non inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa" (i cosiddetti Neet), è pari al 22,7%, molto superiore alla media europea (15,4%) e con un’incidenza più elevata fra le donne (25,4%) rispetto agli uomini (20,1%). In particolare, in Emilia-Romagna si osserva una percentuale di Neet - 15,3% - più bassa rispetto alla media nazionale e inferiore anche rispetto alla media europea e fra costoro le donne, con il 18,9%, sono comunque di più rispetto agli uomini.

Tra le altre cose, i dati illustrati sottolineano l’aspetto, ormai evidente, della doppia discriminazione oer le giovani donne: generazionale e di genere. A partire da questi dati, meritoriamente raccolti dal Sevizio Statistica della Regione, occorre di certo continuare a lottare quotidianamente per generare cambiamenti nella vita quotidiana e lavorativa, per contrastare la violenza di genere ed affermare una cultura dei diritti per tutte le cittadine della società regionale.

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