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Il Partito Comunista dei Lavoratori chiarisce il suo "no" al referendum

La sala consiliare di Forlimpopoli ha ospitato giovedì sera un incontro organizzato dal comitato "No" al referendum alla presenza di Pippo Civati e Ivano Marescotti

La sala consiliare di Forlimpopoli ha ospitato giovedì sera un incontro organizzato dal comitato "No" al referendum alla presenza di Pippo Civati e Ivano Marescotti. Il Partito Comunista dei Lavoratori sezione Romagna, presente all'incontro, chiarisce che le ragioni del "No" "nulla hanno a che fare con rivendicazioni borghesi, ma sono puramente finalizzate a evitare una manovra eversiva da parte di Renzi e del suo partito, espressione degli interessi del ceto finanziario, economico e padronale del paese".

"Non difendiamo la costituzione in quanto tale, né esprimiamo generiche rivendicazioni pluraliste come chi, fino all’altro giorno, votava e appoggiava i vergognosi provvedimenti del governo contro lavoratori, giovani e pensionati - prosegue il Pcl -. Insomma non lasciamoci ingannare, i neo-paladini della costituzione, residui di forze riformiste oramai in confusione di idee e compromesse a livello locale e nazionale col partito autore della riforma, non hanno problemi a selezionare della costituzione solo ciò che fa comodo, tacitando altre voci o consentendo che restino lettera morta tutte le disposizioni costituzionali sul lavoro e sulla dignità dei lavoratori. Ci si perde in tecnicismi sul bicameralismo paritario, ma una vera e forte opposizione a un governo bonapartista non c’è".

"Anche in questo caso i lavoratori, i giovani e gli sfruttati non devono farsi illusioni: non è da quest’accozzaglia di riciclati e professori che arriverà chi li tutela, né da una burocrazia sindacale che ha impiegato mesi a prendere una posizione in merito all’attacco costituzionale portato avanti da Renzi", prosegue. Il Partito Comunista dei Lavoratori continua "a denunciare la natura storica borghese e compromissoria della Costituzione, a tutela della proprietà privata e del Concordato con la Chiesa, e si batte per un progetto politico rivoluzionario, per una Repubblica dei Lavoratori fondata sulle loro strutture democratiche di massa, sulla loro organizzazione, sulla loro forza".

"Perché solo una Repubblica dei Lavoratori può realizzare l'autentica democrazia: rovesciando l'attuale dittatura di industriali, banchieri, Vaticano, e dando alla stragrande maggioranza della società il potere di decidere del proprio futuro. Portare questa prospettiva in ogni lotta è la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori - conclude -. Anche sul terreno della battaglia referendaria per il "No". Tenendo conto che essa non può rovesciare i rapporti di forza tra le classi sociali: quello è il compito della rivoluzione sociale".

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