Pd: "Dopo il Macfrut, anche FieraAvicola deve internazionalizzarsi. Non conta dove si fanno"

"Il tema oggetto di dibattito per il MacFrut, così come per Fieravicola di Forlì, non può più essere il paese dove realizzare l’evento (questo vale per le sagre o le pro-loco), ma su quali mercati affacciarsi per internazionalizzare le nostre filiere e sfruttare le opportunità dei mercati internazionali"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Le fiere specializzate per l’agroalimentare assumono importanza e prospettive se sono il riferimento unico per uno specifico territorio inserito in una rete internazionale. Le fiere che propongono tecnologie stanno diminuendo di importanza per le imprese, perché queste possono rapportarsi sempre più direttamente con proponenti, fornitori e centri innovazione in un mercato mondiale. Le nuove esigenze sono perciò, sul territorio nazionale, di favorire piazze affari di confronto fra operatori e, sui mercati internazionali e nuovi paesi emergenti, di portare le proposte del nostro sistema territoriale (tecnologia, organizzazione, servizi), per organizzare le produzioni ed acquisire credibilità per esportare i nostri prodotti di eccellenza.

Il tema oggetto di dibattito per il MacFrut, così come per Fieravicola di Forlì, non può più essere il paese dove realizzare l’evento (questo vale per le sagre o le pro-loco), ma su quali mercati affacciarsi per internazionalizzare le nostre filiere e sfruttare le opportunità dei mercati internazionali.

Per questi obiettivi si devono combinare due assi strategici: rafforzare il collegamento con il territorio di origine, per integrare meglio il sistema di imprese-istituzioni-innovazione; la mission deve essere quella di esportare un sistema territoriale, non un semplice prodotto. Per favorire questo, è necessario identificare sempre più le fiere specializzate come piazze affari per gli operatori. Altro asse strategico è esportare le fiere-territorio sui mercati emergenti per favorire i rapporti business-to-business.

Per questo, per poter essere credibili, alla base ci deve essere il nostro sistema di produzione. Una fiera internazionale è credibile se si identifica nel territorio del sistema produttivo e se è in grado poi di rappresentarlo nei mercato internazionali. Quindi, piuttosto che preoccuparsi di quale capannone o padiglione sia meglio per MacFrut o Fieravicola, sarebbe utile fare un piano strategico, collegato al proprio territorio di identità, ma mirato a stabilire in quali mercati-paesi emergenti realizzare sistematicamente le due fiere (meglio ancora assieme), per internazionalizzare le nostre filiere. In alternativa c’è la scelta di chiudersi in casa, sfoderando il campanilismo, e sperare nello sviluppo basato sull’autoconsumo.

Sergio Ceccarelli,  Coordinatore Forum Politiche Agricole Pd forlivese

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