Domenica, 14 Luglio 2024
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Più fondi per i ricercatori universitari, De Girolamo (M5S): "Si torna finalmente ad assumere"

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca ha emanato, nella giornata di lunedì il decreto relativo al Piano straordinario per il reclutamento di nuovi ricercatori universitari

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca ha emanato, nella giornata di lunedì il decreto relativo al Piano straordinario per il reclutamento di nuovi ricercatori universitari, come previsto da interventi normativi del Movimento 5 Stelle e inseriti nella Legge di Bilancio approvata lo scorso dicembre. Risorse stanziate per il comparto della ricerca che ammontano a 30 milioni di euro per il 2019 e che diventeranno 88,6 milioni dal 2020. Un totale di 1.511 posti da ricercatore di tipo B) che, come dichiara il deputato Carlo Ugo de Girolamo, permetteranno a molti giovani ricercatori precari di inserirsi in un percorso professionale che potrà dare certezza al loro futuro accademico. "Dopo 3 anni di ricerca e di affiancamento all’insegnamento vedranno il passaggio al ruolo di professore associato. 206 posti in più rispetto al Piano attuato dal precedente Governo, un segno concreto del rilancio del sistema universitario che vogliamo avviare a partire proprio dai giovani".

"Nello specifico – spiega il deputato romagnolo – alle Università dell'Emilia-Romagna spettano 147 nuovi posti da ricercatore, per un totale di 2.918.597 euro per il 2019, che saliranno a ben 8.622.508 euro dal prossimo anno con un cospicuo investimento sull'Universitá di Bologna che registra il dato più alto di risorse assegnate". Queste le cifre nel dettaglio per Bologna: 79 posti, 1.568.498 euro  per il 2019, 4.633.865 euro a decorrere dal 2020.

"Finalmente – prosegue de Girolamo – dopo molti, troppi anni di blocco del turn over, torniamo ad assumere personale nelle Università. Finalmente diamo una scossa a un settore, quello universitario, paralizzato da anni di tagli e ridimensionamento del personale. Negli ultimi anni, infatti, le risorse per questo settore sono diminuite inesorabilmente, al punto che oggi l'Italia è tra gli ultimi paesi dell'OCSE e dell'UE per finanziamenti alla ricerca. E chi, come me, proviene proprio dal mondo accademico, sa bene quanto sia rilevante il ritorno economico e sociale di questo tipo di investimenti. Ogni euro investito in ricerca e formazione ne genera 3-4 in impatti economici. Perciò annunciare un così importante investimento in capitale umano non può che riempirmi d'orgoglio, per i passi avanti che questo Governo sta compiendo nell'intento di assicurare un degno futuro ai giovani precari della ricerca. Questo è solo uno degli interventi che stiamo mettendo in campo per sostenere e rilanciare l'Università italiana. Abbiamo promesso maggiore attenzione nei confronti dell’Università e adesso lo stiamo dimostrando con i fatti". "Investire nell’università e nella ricerca – conclude – investire nel futuro dei nostri ragazzi, vuol dire investire nel futuro del nostro Paese".

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