Scuola

L'anno scolastico parte di venerdì e si chiude di giovedì, monta la protesta: "Non ha senso"

La prima campanella suonerà il prossimo 15 settembre, che è un venerdì, mentre l'ultima il 6 giugno, che è un giovedì.

La giunta Bonaccini ha deliberato il calendario del nuovo anno scolastico "ma la protesta, tra le famiglie della regione, è già montata" sottolinea il consigliere regionale della Lega, Massimiliano Pompignoli. Questo perchè la prima campanella suonerà il prossimo 15 settembre, che è un venerdì, mentre l'ultima il 6 giugno, che è un giovedì. "È evidente che una decisione di questo tipo non poteva che sollevare forti critiche. Non riesco a trovarne il senso - afferma Pompignoli -. Bastava consultare più attentamente il calendario per capire che, decidendo di aprire e chiudere le scuole in giornate infrasettimanali, sarebbero germogliate forti polemiche, peraltro legittime da parte dei genitori".

"Questo tipo di programmazione, infatti, non favorisce la conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro delle famiglie, che già devono provvedere alla lunga e costosa gestione della pausa estiva - prosegue l'esponente del Carroccio -. Pur garantendo i 200 giorni minimi di attività didattica, l’assessora Paola Salomoni e il presidente Bonaccini avrebbero potuto adottare un calendario più equilibrato, redistribuendo le giornate di festa in modo più sensato, magari confrontandosi in via preventiva con le associazioni dei genitori e gli stessi insegnanti. Già è difficile farsi carico dei tre mesi estivi, sia in termini economici che organizzativi. Non è certo di aiuto decidere, a livello regionale, di aprire le scuole di venerdì e chiuderle di giovedì. Penso che si tratti di un ragionamento di buon senso, non certo di natura politica".

Il consigliere Pompignoli, infine, si fa portavoce dell’appello lanciato da molte famiglie di “rivedere e correggere la delibera, prevedendo l’apertura della scuola nella giornata di lunedì e la fine nella giornata di sabato. Non si chiede di stravolgere chissà cosa, ma di intervenire laddove si può, all’interno delle proprie competenze e di trovare un punto di equilibrio che soddisfi le esigenze dei genitori e quelle del sistema educativo.”

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