rotate-mobile
Venerdì, 20 Maggio 2022
Politica

Polemica sul suo ritorno, La Forgia al M5S: "Sprofondati nella barbarie giuridica"

"Ho avuto notizia del question time presentato dai consiglieri del M5S (Benini e Vergini) nella seduta del Consiglio Comunale"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Ho avuto notizia del question time presentato dai consiglieri del M5S (Benini e Vergini) nella seduta del Consiglio Comunale, in ordine all’incarico di consulenza che mi è stato appena ieri l’altro attribuito dal Comune e che mi appresto ad onorare volentieri e del tutto gratuitamente, come del resto prevede la legge che vieta alle pubbliche amministrazioni di conferire incarichi a personale collocato in pensione, ma consente e favorisce l’attribuzione dei medesimi incarichi, purché a titolo gratuito. Nella stessa data, è apparso un comunicato stampa del M5S che, riprendendo il tema del question time, torna sulla vicenda con toni insieme più pesanti da un lato e insinuanti/ammiccanti dall’altro, ai quali intendo immediatamente replicare.

L’incarico non è né “gratuito” (con le virgolette), né “quasi gratuito”. E’ semplicemente gratuito, come prevede la legge, e senza virgolette o altra forma di malizioso ammiccamento grafico. La mia prestazione professionale è priva di qualsiasi retribuzione. Il rimborso spese è, per l’appunto, un rimborso spese, il quale non mi  verrà corrisposto “comunque”, come affermano maliziosamente e in perfetta malafede i due consiglieri, ma solo a fronte di spese vive debitamente ed adeguatamente documentate, ovviamente attinenti al mio incarico.

Nel question time si legge che io sarei “ancora in possesso delle chiavi di tutto il Comune, pass ZTL, e posto auto riservato gratuito”. Non so da quale fonte siano state attinte siffatte informazioni, palesemente false, che smentisco  categoricamente: a) non ho mai avuto le chiavi di tutto il Comune, salvo quelle del mio (ex) ufficio e quelle del portoncino di via delle Torri, 13, come decine di altri funzionari e dirigenti adusi a trattenersi in ufficio anche oltre l’orario di chiusura del Comune; b) non ho mai avuto il pass per la ZTL (Zona a Traffico Limitato); c) non ho mai avuto un posto auto né riservato, né tanto meno gratuito (a quale titolo, poi, avrei dovuto averlo?). Da tempo immemorabile pago l’abbonamento al parcheggio di Piazza G. da Montefeltro. Se i due solerti investigatori lo desiderano, sono pronto ad esibire loro le ricevute di pagamento degli ultimi anni. A condizione, naturalmente, che una volta presane visione e verificatane la regolarità, chiedano pubblicamente scusa.

Sull’inopportunità di “dare di fatto continuità al suo (mio, ndr) operato” anche dopo il collocamento in pensione, ha già risposto in Consiglio il Sindaco a nome dell’Amministrazione. Mi soffermo su questo punto solo perché Benini e Vergini tornano ancora una volta, come al solito in modo strumentale, sulla questione dei debiti fuori bilancio, che pare essere il loro cavallo di battaglia. In proposito ricordo che gli esposti alla Procura della Repubblica, a firma dell’ex vice sindaco Zanetti e dei due consiglieri sono stati tutti archiviati dal GIP su richiesta degli stessi pubblici ministeri (Sottani e Brunelli). E’ appena il caso di ricordare che da magistrati dell’ordine penale ci si aspettano pronunciamenti in merito alla liceità o illiceità, sotto il profilo penale, di fatti ed atti ascritti alla responsabilità di questa o quella persona. Non certamente pronunciamenti sulla legittimità degli atti amministrativi, né tanto meno giudizi di natura etica o morale che, in modo del tutto strumentale e manipolatorio, i nostri due consiglieri tentano di mettere in bocca ai due pubblici ministeri

Nel riportare la richiesta di archiviazione dei PM, Benini e Vergini compiono una ricostruzione palesemente manipolatoria, facendo sì che la loro assurda richiesta di “chiedermi conto” della vicenda dei debiti fuori bilancio - tramite quella che, nella loro sgangherata logica giuridica definiscono “un’azione civile/amministrativa di responsabilità” - appaia artificiosamente suggerita dai PM come conseguenza del rilevato “eccesso di potere”. Ovviamente non si tratta di un suggerimento dei PM, ma di una colossale cantonata dei due consiglieri. Infatti, di che cosa mi si dovrebbe chiedere conto? Di avere fatto risparmiare al Comune alcune centinaia di migliaia di euro nella trattativa da me condotta - su richiesta dello stesso Collegio dei Revisori - per la riduzione e la rateizzazione del debito, con rinuncia agli interessi e alla rivalutazione spettanti ai creditori? Oppure di avere incaricato legali, nel pieno esercizio dei poteri attribuitimi dall’ordinamento comunale, che hanno vinto il 95% delle cause negli ultimi 20 anni, respingendo richieste di risarcimento danni a carico del Comune per oltre 50 milioni di euro? Oppure, ancora, di non avere sollecitato i creditori a chiedere il pagamento di quanto loro spettante? O, infine, di essermi esposto personalmente e di avere funto da “capro espiatorio”, a tutto vantaggio del Comune?

“L’eccesso di potere” citato nella richiesta di archiviazione non è, come sembrano ritenere i due consiglieri, una sorta di reato affievolito, di bricconeria in tono minore sulla quale la Procura abbia benevolmente chiuso un occhio, ma, come insegnano i buoni manuali di diritto amministrativo (e come chiarissimamente spiegato dagli stessi pubblici ministeri), una disfunzione dell’esercizio della discrezionalità, che si verifica quando si faccia uso di un potere legittimamente conferito per un fine diverso da quello per cui è stato conferito. Diverso, ma non contrario alla legge o, peggio ancora, non istituzionale o personale. Il Procuratore e il suo sostituto affermano con estrema chiarezza e precisione che, affinché la vicenda in esame assumesse rilievo penale, sarebbe stato necessario rilevare: a) la violazione di una norma prescrittiva; b) una condotta tale da determinare intenzionalmente un danno ingiusto a terzi, ovvero un ingiusto vantaggio a sé o ad altri. Né l’una, né l’altra condizione sussistono nel caso di specie, come affermano i PM. E’ appunto per questo che chiedono l’archiviazione! Dunque, il sottoscritto non ha violato la legge, né causato un danno ingiusto, né un ingiusto vantaggio a sé o ad altri.

Benini e Vergini ripropongono ancora una volta la questione del ricorso da me presentato al giudice del lavoro avverso i provvedimenti assunti dall’Amministrazione a mio carico, quasi che la sola proposizione del ricorso costituisse di per sè un reato o, comunque, un atto tale da determinare l’inopportunità di qualunque rapporto fra il sottoscritto e il Comune. Vorrei ricordare che in quel giudizio, tuttora pendente, non è “sotto esame”, per così dire, il mio comportamento, né gli atti da me compiuti, ma la legittimità degli atti assunti dall’Amministrazione nei miei confronti. Mi è stata inflitta una pesante sanzione, prima ancora di celebrare il “processo”. Per questo ho fatto ricorso al giudice del lavoro. Menare scandalo per l’esercizio di un diritto costituzionalmente  garantito (art. 24 Cost.) è solo indice del livello di barbarie giuridica e culturale in cui siamo sprofondati.
Infine, un’ultima annotazione: ho accettato molto volentieri, quasi con entusiasmo,  l’incarico che mi è stato proposto, perché pensavo di poter essere ancora utile all’ente nel quale ho lavorato per 40 anni. Naturalmente lo penso ancora, ma visto il livello della polemica “politica”, comincio a domandarmi se ne valga la pena.

Alessandro La Forgia
(Ex dirigente Comune di Forlì)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Polemica sul suo ritorno, La Forgia al M5S: "Sprofondati nella barbarie giuridica"

ForlìToday è in caricamento