Venerdì, 25 Giugno 2021
Politica

Polemica sulla pillola abortiva, la Uaar difende i suoi manifesti: "E' corretta informazione"

"Fare una corretta informazione sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, avendo cura della serietà delle fonti e dei dati pubblici e verificati, vuol dire impegnarsi perché tutti i cittadini e le cittadine non si imbattano in ostacoli disinformativi"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Ci fa piacere che i nostri manifesti e quelli di Non è un veleno abbiano provocato reazioni, perché, evidentemente, colpiscono nel segno. Il Popolo della Famiglia (rigorosamente al singolare perché, come ci ha ricordato Tajani nei giorni scorsi, per loro la famiglia è solo quella eterosessuale e con prole) si ostina a negare le evidenze scientifiche a supporto della pillola RU486 che, lo ricordiamo, è statisticamente più sicura del Viagra. Noi, al contrario, rivendichiamo l'utilità e la legalità della RU-486 e ricordiamo agli amici del PdF che ancora oggi in Italia un parto su tre avviene con il cesareo, che è un intervento chirurgico che come tutti gli interventi non è esente da rischi per la salute delle pazienti, e mentre negli ultimi 10 anni ,in Italia ci sono due casi di morte correlati all'uso della RU-486.

Fare una corretta informazione sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, avendo cura della serietà delle fonti e dei dati pubblici e verificati, vuol dire impegnarsi perché tutti i cittadini e le cittadine non si imbattano in ostacoli disinformativi, privi di fondamenti scientifici affinché siano liberi di esercitare le propria libertà di scelta senza essere fuorviati da affermazioni scorrette che fanno leva su paure e su narrazioni distorte dalle opinioni personali.  Chiamare “pesticida umano” un farmaco approvato dall’AIFA e raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come procedura per effettuare un’Interruzione Volontaria di Gravidanza, e paragonare la donna che decide di abortire a un’omicida, non è altro che l’ennesima espressione di una narrazione che mira a colpevolizzare e controllare il corpo e la mente della donna.

Il mifepristone, comunemente conosciuto come RU-486, è utilizzato da oltre vent’anni in numerosi Paesi europei e non solo. Come riportato nella “Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78)” del 9 giugno 2020, le complicanze relative ad una emorragia in seguito all’assunzione della RU-486  hanno una maggiore incidenza a settimane gestazionali più avanzate. Nel 2018 sono state registrate 2,5 complicanze per emorragia su 1000 casi di IVG. L’equivalente percentuale di questo dato è il 0,25%, un numero prepotentemente differente rispetto a quello comunicato, in una nota diffusa sulla stampa, dal gruppo Il popolo della Famiglia - Forlì”, che parla di un generico 30% di casi complicanze emorragiche. Numeri falsi e per nulla attendibili. 

Invitiamo i referenti de “Il popolo della Famiglia - Forlì”  ad accedere, commentare e diffondere fonti corrette ed affidarsi a professionisti che possano loro facilitare il calcolo corretto delle percentuali di incidenza in modo da poter tutelare l’informazione puntuale e verificata sui temi connessi all’aborto farmacologico e più in generale sul diritto all’aborto, obiettivo centrale delle nostre campagne informative. In ultimo, vorremmo ribadire che nella lotta tra limitazione ai diritti da una parte e autodeterminazione delle donne e libertà di scelta, noi saremo sempre dalla parte della seconda e a difesa della legge 194. 

Circolo Uaar Forlì-Cesena

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