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Nel post Berlusconi tutti vogliono il proprio governo di transizione

All'indomani delle annunciate dimissioni del premier Silvio Berlusconi, le reazioni dei politici locali non si discostano dalla linea nazionale. Tranne quella di Antonio Nervegna (Pdl)

All'indomani delle annunciate dimissioni del premier Silvio Berlusconi, le reazioni dei politici locali non si discostano dalla linea nazionale. Tranne quella di Antonio Nervegna, coordinatore privinciale del Pdl, che individua come linea quella di “seguire un governo di transizione che comprenda anche il Pdl, in primis per portare a compimento le azioni che rendano questa Italia più competititiva e modifichino la legge elettorale”. Poi le elezioni. D'accordo anche il Pd e l'Udc. Per le elezioni invece l'Idv.

“A livello locale siamo pronti alla campagna elettorale, che è partita già dopo le regionali, ma non vogliamo spaccature e dobbiamo restare uniti in un momento in cui l'Italia è sotto attacco”, è questa la reazione del segretario territoriale del Pd Forlivese, Marco Di Maio, che però apre prima di tutto al cosiddetto governo di transizione ma con precise condizioni: “In tempi brevi, senza giochetti di palazzo, con tutte le forze politiche, compreso quindi il Partito Democratico, per fare le cose urgenti che l'Europa ci ha chiesto più una: la nuova legge elettorale”. In tempi brevi significa, secondo Di Maio, una settimana dopo le effettive dimissioni di Berlusconi. Altrimenti elezioni, al massimo a gennaio. Nervegna parla di marzo, come primo periodo utile per andare alle urne, e, sul piano locale, “visti anche i risultati delle ultime amministrateve nel cesenate, dove 3 comuni sono passati al Pdl – afferma - il nostro territorio si mostra in controtendenza rispetto alla situazione nazionale”, conclude.

Andrea Pasini, segretario provinciale dell'Udc lo chiama “governo di responsabilità per le azioni prioritarie volte a riconciliare l'Italia con l'Europa ed i mercati”, ma la salsa è la stessa, con l'intervento sulla legge elettorale. “Più ampia coalizione possibile, anche se sarebbe giusto passare subito la palla ai cittadini, ma deleterio in questo momento”. La coalizione ampia, secondo Pasini, serve “a renedere più facili misure impopolari che saranno necessarie”.

La Lega Nord, con le parole del deputato forlivese Gianluca Pini, vede una sola opzione, quella lanciata da Bossi: il governo Alfano. “Noi non accettiamo di fare commissariare la politica, perchè questo sarebbe il risultato di un governo di transizione. I tecnici sarebbero gli stessi che hanno creato questa situazione, ora si deve cercare di creare un esecutivo Alfano”. Altrimenti? Altrimenti al voto. E la Lega non ha timori, tanto meno a livello locale. “Il problema di questo governo è interno al Pdl, la Lega è cresciuta molto negli ultimi anni, anche a livello territoriale. Questo momento di crisi è molto utile per capire chi è entrato nella Lega perchè davvero ci crede e chi lo ha fatto per usarla come un taxi per arrivare da altre parti”.

“Sarebbe auspicabile un governo tecnico – conclude Tommaso Montebello, segretario proviciale dell'Italia dei Valori – ma alle nostre condizioni non si riuscirebbe a fare senza alcun dubbio. Resta perciò lo strumento delle elezioni”.


 

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