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"Provincia unica inutile", "Basta privilegi della casta": duello Pinza-Balzani

L'ex vice ministro dell'Economia in una intervista definisce inutile la proposta del sindaco di Forlì di fondere le tre province romagnole. Il sindaco replica duro: "Finalmente ecco gli oppositori". E attacca le "consorterie cittadine"

Si accende il dibattito sulla provincia unica romagnola, aperto nelle settimane scorse dalla rilanciata proposta del sindaco di Forlì, Roberto Balzani. L’idea è quella di unire in un unico ente le province di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena. In una intervista all’edizione forlivese de “La Voce di Romagna” gli risponde (bocciando la proposta) Roberto Pinza, volto noto della politica forlivese, per oltre un decennio presidente della Camera di commercio, ex deputato e senatore, ex vice ministro dell’Economia.

 

LA BOCCIATURA - “Non so a cosa serva – dichiara Pinza su ‘La Voce’ intervistato da Maria Neri -. Le Province o si decide di eliminarle o si lasciano”. Balzani replica così: “la sua è un’obiezione non di principio né d’interesse, ma che si appunta pragmaticamente sull’utilità del progetto”.

 

LA SFIDA - “Non si chiedeva di meglio che una discussione sul merito, da chi giustamente sollecita ad avere lo sguardo lungo – osserva Balzani -. Anche perché, pensare che i feudi e i privilegi delle consorterie cittadine del passato siano intoccabili, è come credere che l’esperienza, l’educazione e la forza della realtà non abbiano il potere di mutare stati di cose apparentemente “eterni””.

 

“Ma Roberto Pinza – precisa Balznai -appartiene al fronte progressista, e quindi alla cultura del mutamento è strutturalmente legato: per questo il suo “no” è da interlocutore vero, e non da erede di quella classe politica che nell’ultimo ventennio ha consentito il proliferare di altre province, generando nuovi posti pubblici e nuovi costi per la comunità”.

 

L’ATTACCO – Sulla proposta di Provincia unica, Balzani ammette che “era incredibile non avesse oppositori”. “Ci sono quelli silenti, naturalmente – osserva il sindaco -: pezzi di “castina” verrebbero spazzati via; e l’asimmetria permanente fra comuni e società di erogazione dei servizi verrebbe attenuata: con effetti positivi sulla trasparenza, ma sicuramente non esaltanti per chi nel grande business politico-amministrativo-tecnico sguazza o ha sguazzato”.

 

“E poi, finalmente, ci sono importanti rappresentanti della conservazione assoluta – accusa il sindaco - dell’esistente, per i quali il bengodi italiano, fondato sul principio dell’impoverimento delle casse pubbliche e sull’arricchimento di (pochi) privati ben piazzati è un dogma inossidabile”.

 

 

 

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