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Provincia Romagna, continua la 'lotta' per il capoluogo

Il consiglio provinciale di lunedì è stato dedicato al tema del riordino delle Province. Il testo è stato presentato dai gruppi consiliari di PdL, Lega Nord, Udc, Idv, Gruppo Misto, Pd a cui si è aggiunta Rifondazione Comunista

Il consiglio provinciale di lunedì è stato dedicato al tema del riordino delle Province. Il testo è stato presentato dai gruppi consiliari di PdL, Lega Nord, Udc, Idv, Gruppo Misto, Pd a cui si è aggiunta Rifondazione Comunista. Nel documento, approvato poi all'unanimità, si chiede di “Evitare tutti i processi di riduzione del personale. E’ necessario uno sforzo e un impegno comune affinché in questo processo di unificazione e di razionalizzazione nessun dipendente provinciale perda il proprio posto di lavoro”.

Inoltre “di far valere il contenuto dell’articolo 23 del Decreto Legge 5 novembre 2012, n. 188 “disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”, ovvero individuare il capoluogo della Provincia di Romagna in quello di Forlì–Cesena, come conseguenza della maggior popolazione residente, della sua collocazione baricentrica all’interno della nuova Provincia, di quanto contenuto nel D.Lgs 252 del 6 marzo 1992, nonché delle dotazioni di edifici destinati alle pubbliche amministrazioni”, il punto che più ha fatto discutere sino ad ora. Ha presentato il testo dell’ordine del giorno Stefano Gagliardi, capogruppo del PdL: “Ribadiamo piena legittimità del nostro Consiglio di esprimere le proprie idee, di non farsi imporre indicazioni dall’esterno, tanto meno da Bologna. Mi sembra che a qualcuno, a Ravenna, l’abbia presa come se gli togliessero l’osso dalla bocca. Invece da Rimini attendiamo ancora che ci facciano sapere il bilancio di Aeradria, quando noi siamo stati sempre chiari e trasparenti. L’ordine del giorno, invece, punta a valorizzare tutto il territorio. Operiamo alla luce del sole, non diamo niente per scontato”.

A chiedere la salvaguardia del personale anche le Rsu della Provincia, in un documento: “A nostro avviso occorre ragionare – come più volte ribadito – sul tema della prossimità dei servizi ai cittadini. Ciò per consentire, in un ragionamento sulla riallocazione geografica delle strutture dello Stato, anche di tenere in considerazione la posizione baricentrica e i buoni collegamenti infrastrutturali della nostra Provincia”. Inoltre nel documento si precisa che “competenze, professionalità e mantenimento non solo dei posti di lavoro in termini quantitativi, ma anche qualitativi del personale delle province attuali è questione per noi assolutamente prioritaria come più volte ribadito”. Infine al terzo punto si spiega che “è fondamentale che il riordino delle province riparta immediatamente dalla definizione delle funzioni e della capillarità dei servizi sul territorio e su ciò occorre che la Regione Emilia-Romagna si esprima chiaramente, in tempi rapidi ed in maniera condivisa con i territori”.

Quindi ha preso la parola il presidente Massimo Bulbi: “Sono favorevole a questo ordine del giorno, condivisibile e da me condiviso. Col nuovo decreto c’è una parte preoccupantissima, e bisogna essere professori universitari per pensare a qualcosa del genere: vale a dire l’art. 4, in cui si dice che le Regioni non possono dare più funzioni alle Province, punto e chiuso. Quindi in caso di trasferimento delle funzioni sono trasferite anche le risorse umane, finanziarie e strumentali. Ma contemporaneamente si dice che, nelle more del trasferimento, le Province continuano fare quello che fanno, però con le giunte azzerate. Da nessuna parte si dice ‘portate a termine i vostri progetti, avviate alla conclusione le attività in essere’. Questo voleva dire ‘governare’. Invece c’è un ministro con addirittura due cognomi che dice che le Province si occupano di ‘strade e licei’: questa la dice lunga, che per lui non esistono le scuole, ma i licei.  Noi abbiamo risposto con la decisione degli assessori di continuare nella loro opera come consulenti gratuiti”.

“Per quanto riguarda l’ordine del giorno, - continua Bulbi - abbiamo sempre fatto la battaglia sulle funzioni e sulla prossimità dei servizi ai cittadini, che per noi è fondamentale. Una battaglia condivisa da tutto il Consiglio. La battaglia sul capoluogo si deve mettere in questa scia: non è ininfluente il capoluogo e non lo è in particolare alla luce dell’ultimo decreto in cui si dice che gli organi delle Province non possono avere sedi decentrate. E qui parliamo anche della sede degli uffici, non solo degli organi politici. Poi si dice che anche gli uffici periferici dello Stato saranno collocati dove vi è la Prefettura, che verrà collocata nel capoluogo. Insomma, ci deve essere un’assunzione di responsabilità dei sindaci su questa partita, lo dice il decreto legge. Se non si vuole assumere questa responsabilità bisogna dirlo. Ricordo che nella prima versione del decreto di luglio il capoluogo sarebbe dovuto essere il capoluogo della provincia più popolosa, poi per un’azione di lobby parlamentare di qualche provincia la seconda stesura del decreto il capoluogo è stato definito nel precedente capoluogo col maggior numero di abitanti. Ma dove siamo, che non possiamo neanche porre questo ragionamento sul capoluogo altrimenti siamo al ‘mercato delle vacche’? Invece dobbiamo accettare che durante un dibattito tra due sindaci, anche ad una festa estiva di partito, ci siano accordi su quale debba essere il capoluogo? Infine sulla difesa del personale: qui c’è una struttura che ci invidiano da tutte le parti: questa ricchezza ci deve portare ad essere assieme in tutte le battaglie. Questo però non l’ho visto, anzi sappiamo che ci sono stati incontri tecnici a Bologna in cui si dice sì alle Agenzie regionali, incontri che bypassano gli assessori. L’abbiamo visto con Ato cosa sono le agenzie regionali, vale a dire l’allontanamento dal territorio dei centri pensanti col rischio, che si sta concretizzando, che grazie ad Atersir ci ritroveremo a Forlì i rifiuti a 5 stelle di Parma o quelli di De Magistris di Napoli”.
 


 
 

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