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Lunedì, 15 Agosto 2022
Politica

Quirinale, Marco Di Maio: "Sabato avremo il nuovo presidente della Repubblica"

Il giovane parlamentare forlivese,tra i più vicini alla segreteria nazionale del Pd e a Palazzo Chigi, fa il punto della situazione sull'elezione del nuovo capo dello Stato. Senza fare nomi, ma registrando la possibilità che si trovi una soluzione in tempi brevi

Il giovane parlamentare forlivese,tra i più vicini alla segreteria nazionale del Pd e a Palazzo Chigi, fa il punto della situazione sull'elezione del nuovo capo dello Stato. Senza fare nomi, ma registrando la possibilità che si trovi una soluzione in tempi brevi. Giuliano Amato, Anna Finocchiaro, Walter Veltroni, Sergio Mattarella: si susseguono in queste ore sui media nazionali le indiscrezioni su chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.

Giovedì alle 15 ci sarà la prima votazione per il nuovo capo dello Stato, che viene eletto da una platea di 1009 'grandi elettori' composta da deputati, senatori e delegati di tutte le Regioni. Marco Di Maio, parlamentare forlivese, sarà tra coloro chiamati a fare questa scelta; e forse anche qualcosa in più, stando alle ricostruzioni giornalistiche di questi giorni che lo danno come uno dei 'pontieri' (assieme a Marco Donati e Matteo Richetti) tra Palazzo Chigi e il parlamento per costruire l'unità che serve al Pd per arrivare in tempi brevi all'elezione del nuovo presidente evitando incidenti come avvenne con Romano Prodi nel 2013.

Marco Di Maio, questa per lei è la seconda votazione di un capo dello Stato in due anni: riuscirete a rispettare l'obiettivo fissato dal presidente Matteo Renzi di votare il nuovo presidente della Repubblica entro sabato?
Penso di sì, è un obiettivo realistico. Anche perchè non possiamo permetterci di portare le istituzioni dentro un vortice infinito di votazioni e trappole parlamentari che danneggerebbero prima di tutto l'immagine dell'Italia.

Questo vuole dire, quindi, che Renzi ha già in testa un nome. Chi sarà il nuovo presidente della Repubblica?
In questi giorni si legge e si sente di tutto. Gli scenari più improbabili stanno uscendo sulla stampa e nelle cronache politiche del telegiornali. In realtà la discussione sui nomi è cominciata solo in queste ore e culminerà nell'indicazione di un solo candidato secco che verrà comunicato probabilmente prima della prima votazione, giovedì.

Dunque l'accordo tra Renzi e Berlusconi è solido. Ce lo può confermare?
No, il punto non è questo. L'accordo prima di tutto deve essere dentro al Partito Democratico e poi con tutte le forze politiche che hanno voglia di starci. Con questo spirito i Pd ha formato una delegazione rappresentativa di tutte le sensibilità interne al partito, che ha incontrato tutti i partiti politici tranne il Movimento 5 stelle, che è stato l'unico a non accettare l'invito al confronto.

Certo, ma alla fine l'accordo si farà con Berlusconi?
Forza Italia e il suo leader non sono nella condizione di imporre un nome al Partito Democratico. Prima di tutto perchè il Pd conta 450 'grandi elettori' e dalla quarta votazione bastano 505 voti per eleggere il nuovo presidente. Semmai sarà Forza Italia che, se vorrà starci, dovrà accettare la proposta che il Pd sottoporrà al parlamento. Berlusconi viene consultato così come lo sono i leader di tutti gli altri gruppi politici, compresi Salvini e Vendola.

Lei è stato indicato da alcuni giornalisti politici autorevoli, come Marco Damilano (L'Espresso) e Claudio Cerasa (Il Foglio), come uno degli "ambasciatori" del premier Renzi e delle figure a lui più vicine come Maria Elena Boschi e Luca Lotti dentro al gruppo parlamentare per sondare gli umori e tenere unito il gruppo. E' vero? Che clima si respira?
Damilano e Cerasa hanno riportato una loro ricostruzione e niente di più. Certamente sono impegnato nel cercare di evitare il disastro del 2013, quando su Romano Prodi si andò in stallo istituzionale e il Pd finì in preda alle convulsioni. Per evitare questo bisogna che tutti coloro che sono chiamati a votare il nuovo presidente, si sentano coinvolti e consultati. Questo sto facendo, nella mia veste di membro della presidenza del gruppo Pd alla Camera, e trovo un clima molto migliore del 2013. Anche le condizioni politiche sono totalmente diverse: c'è un Governo a chiara guida Pd, ci sono importanti riforme avviate, provvedimenti economici importanti, un ritrovato ruolo in Europa del nostro Paese. Sono fiducioso che si riuscirà ad eleggere un buon presidente e a farlo in tempi brevi.

Bene, quindi alla fine chi sarà il nuovo presidente?
Non posso dire nulla, anche per scaramanzia. Nel 2013, alla vigilia della prima votazione, feci il nome di Romano Prodi: visto come finì allora, non mi faccia fare previsioni questa volta

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