Ragni (FdI): "Un barista, un ristoratore e un gestore balneare non riapriranno più"

"Serve liquidità per le imprese di Forlì-Cesena": questa la richiesta di Fabrizio Ragni (FdI)

"Nel giorno in cui l'associazione di categoria, Fiepet Confesercenti, comunica che gestori di bar e ristoranti hanno accumulato una perdita secca di 11,5 miliardi di euro di ricavi a causa della chiusura forzata per il Coronavirus, perdita media di 55mila euro a impresa, vorrei dare voce ai titolari di bar, ristoranti ed anche un gestore di stabilimento balneare nella nostra Riviera che mi hanno comunicato purtroppo che, a causa dei mancati incassi, dell'incombenza delle spese fisse e del costo del personale che non potrà mai essere ammortizzato nella cosiddetta “fase 2” , non riapriranno più la loro attività. Posti di lavoro persi per sempre. Questo il risultato di un governo che non sta sostenuto con la dovuta tempestività e a sufficienza Partite Iva e Imprese familiari, che in Romagna costituiscono il 90% dell'economia locale". A lanciare l'accusa è Fabrizio Ragni, esponente di Fratelli d'Italia.

"Spicca la lentezza e la miopia del governo Conte che con dichiarazioni vaghe e contraddittorie sui tempi di riapertura delle attività ha creato ulteriore incertezza negli operatori e soprattutto evidenziamo l'insufficienza dei fondi erogati dal governo alle imprese - prosegue Ragni -. Chiudere un bar, un ristorante ed uno stabilimento balneare vuol dire gettare sul lastrico persone: stagionali, personale a contratto, dipendenti con spese fisse, mutui e familiari a carico, che fino a ieri lavoravano e oggi non avranno più i soldi per dare da mangiare ai loro figli. Si innescherà una spirale drammatica che farà subire i suoi effetti a tutta la nostra società che già era stata colpita duramente dalla crisi del 2008". L'esponente di Fratelli d'Italia lancia nuovamente l'appello alle istituzioni , non solo governo, Regione ed enti locali, ma anche Fondazione Carisp, a ragionare: "Sull'opportunità di creare un fondo cassa speciale da utilizzare per distribuire risorse gratuitamente come una tantum alle imprese che – conti alla mano – annunciano il fallimento, la chiusura, della propria attività".

"Questo chiedono gli imprenditori e le Partite Iva che in questi giorni mi stanno contattando disperati - spiega Ragni -. Ed io mi faccio portavoce di queste legittime richieste. Questa è l'unica strada da percorrere , al di là dei prestiti bancari con garanzia agevolata, delle mance come quella umiliante dei 600 euro, o dei buoni spesa pure questi insufficienti, se non vogliamo ritrovarci nella gestione della cosiddetta “fase 2” del Coronavirus con un terzo delle aziende che avrà già annunciato la chiusura”.

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"n questa situazione drammatica, dal punto di vista economico e sociale, scontiamo anche la miopia del governo a non aver voluto far accreditare immediatamente sul conto corrente di chi ha perso il lavoro e dei lavoratori autonomi i fondi promessi. Per non parlare della cassa integrazione in deroga che non verrà erogata prima della fine di aprile - conclude -. Se poi a questo scenario aggiungiamo il problema perenne di burocrazia e di enti (come le banche) che il governo Conte ha aggiunto fra lo Stato e il cittadino ci siamo trovati a dover discutere non soltanto delle imprese che chiudono ma anche della gente che non si ritrova in tasca i soldi per mangiare o pagare bollette e rate, eh sì, perché anche questo bisogna dire: nonostante le promesse del governo Pd-M5S bollette, tasse e rate dei mutui continuano ad essere spedite a famiglie e contribuenti, lasciatemelo dire: è una vergogna".

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