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Referendum, Dogheria (Forlì Cambia) è per il 'No': "Riforma frutto della retorica dell'anti-politica"

"Il 20 e 21 Settembre saremo chiamati alle urne per un referendum confermativo della legge costituzionale, che ha ridotto di un terzo il numero dei parlamentari"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Il 20 e 21 Settembre saremo chiamati alle urne per un referendum confermativo della legge costituzionale, che ha ridotto di un terzo il numero dei parlamentari. Per confermare la legge non occorre il quorum, essendo sufficiente il voto di un singolo cittadino per far prevalere il si oppure il no alla riforma. L’esito favorevole al SI sembrava, fino a poco tempo fa, scontato. Nell’ultimo mese tutte le forze politiche sono entrate in crisi, rispetto al loro voto parlamentare sulla riforma, con la sola eccezione del Movimento 5 Stelle, che l’ha fortemente voluta per motivi demagogici,  in linea con la sua miope retorica dell’antipolitica.

La maggior parte dei partiti di tutti gli schieramenti si è adesso orientata a votare NO. Molti politici si sono espressi in direzione opposta ai loro segretari di partito (basta vedere il gran numero di parlamentari del PD che si è schierato apertamente negli ultimi giorni contro le dichiarazioni di voto del loro stesso segretario).  Anche nella società civile si stanno moltiplicando nelle ultime settimane gli appelli di molti gruppi e molte personalità, anche al di fuori dei diversi schieramenti politici, che invitano a votare NO (dall’appello dei 183 costituzionalisti a quello dei “100 per il NO” dell’Espresso, dall’appello di Mario Landolfi nell’area di Centro Destra, a quello di diverse associazioni del mondo cattolico). Colpisce soprattutto il giudizio di autorevoli costituzionalisti, schierati per il NO: questa riforma non porterà alcun vantaggio per il Parlamento e per lo Stato ma recherà un mare di guai.

Cinque sono i principali argomenti del fronte del NO:
 1) Il numero dei parlamentari è stato fissato, in Costituzione, dai padri fondatori della Repubblica all’interno di un quadro generale molto complesso, in cui si teneva conto della rappresentanza delle minoranze e degli equilibri del sistema democratico.  Se si voleva mettere mano alla costituzione, andava studiata una riforma complessiva del Parlamento. Si è voluto, invece, iniziare dal numero dei parlamentari, nell’assoluta mancanza di organicità e prospettiva generale. Manca, cioè un quadro chiaro del complessivo assetto istituzionale. Alcuni costituzionalisti l’hanno definita, non a caso, una “nano-riforma alla cieca”.

 2) La prima conseguenza di questa “nano-riforma” sarà quella di produrre un evidente vulnus nei confronti della democrazia parlamentare. Meno rappresentanti in parlamento significa meno democrazia parlamentare ed un danno per il lavoro dei legislatori. Non a caso, il taglio è stato fortemente voluto dal M5S che, in sostanza, vorrebbe addirittura abolire il Parlamento, a favore di una “democrazia diretta”, i cui contorni sono poco chiari, se non inquietanti: il potere verrebbe riservato ad una ristretta oligarchia. 

3) Indebolire il Parlamento significa indebolire la possibilità di una vera rappresentanza popolare, nelle sue diverse componenti e nei diversi territori. In un momento di crisi politica come questo, diminuirebbero ancora di più il rapporto e la conoscenza tra la gente ed i parlamentari. Ci sarebbe un aumento di disaffezione, non il suo contrario. 

4) Il supposto taglio dei costi della politica, su cui insistono i 5 Stelle, è in realtà marginale ed altamente demagogico: si tratta di un minimo risparmio nel mare della spesa pubblica (qualche milione rispetto ad oltre 800 miliardi).

5) I promotori del SI dicono che s’intende portare il numero dei parlamentari in linea con quelli degli altri Paesi europei. Affermazione non vera, se consideriamo i Paesi più simili all’Italia. Se passasse la riforma, ci ritroveremmo infatti 0,7 eletti ogni 100.000 abitanti, a fronte della quota 1 del Regno Unito, dello 0,9 della Germania e dello 0,9 della Francia. Alcune Regioni rischierebbero di non essere rappresentate adeguatamente.

 Per queste ragioni, esprimo il mio personale NO alla modifica del numero dei parlamentari. 
NO, perché auspico che non prevalga nel Paese un atteggiamento puramente istintivo e culturalmente arretrato. 
NO a questa “mini-riforma”, che non risolverà minimamente le difficoltà della politica e tenterà di distogliere i cittadini dai veri problemi del Paese, che la pandemia ha oltremodo acuito.

Elio Dogheria, Capogruppo Lista Civica Forlì Cambia

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