Referendum, Vico (Pd): "l sì a Forlì? Una vittoria di Pirro"

"Cerchiamo di evitare atteggiamenti divisivi e rancorosi, per il bene del partito e della città. A meno che tale atteggiamento non sia un prodromo della volontà di passare dell'Epiro, all'epuro"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"Leggo commenti sulla presunta vittoria del Sì a Forlì. Penso che chi usa il risultato forlivese per autoassolversi dalla debacle nazionale del fronte del sì faccia sembrare Pirro, re dell'Epiro,  un dilettante alla sbaraglio. E' evidente che a questo voto non si può dare una valenza partitica (semmai politica). Pensare di replicare l'esito della consultazione referendaria alle amministrative o alle politiche è sbagliato. Sono variabili indipendenti. Tuttavia, anche ammettendo tale ipotesi, i numeri sono impietosi: alle passate elezioni comunali la coalizione che sosteneva Drei ottiene il 54,47 a cui si dovrebbe aggiungere il 2,33 per cento della civica di area UDC/NCD (che appoggiava il sì, insieme a 43 autorevoli esponenti di area DC, che han firmato un appello); una base di partenza, quindi del 56,8 per cento e di oltre 35.200 elettori. L'esito vede i sostenitori della riforma, nella nostra città al 53,8, perdendo 3 punti secchi. Consolarsi con l'aumento di 400 voti, dovuti alla maggiore affluenza conta poco, perchè, ovviamente il dato vale anche per il No-

Una sostanziale tenuta, quindi, al massimo, attribuibile, a mio avviso, alla buona gestione della cosa pubblica da parte della giunta  Drei, che ha spinto a votare sì, magari, anche persone imbarazzate dalla pochezza della riforma. Boschi. Ricordo che gli analisti politici ipotizzavano che l'unica speranza di vittoria del sì, fosse che nelle regioni rosse si superasse il 60%. Insomma a Forlì ci fermiamo 7 punti sotto, e il Pd autoctono, deve accodarsi a Cesena che mette in saccoccia un 54 e rotti per cento. Mi si consenta poi di stigmatizzare chi, tra i vertici del PD locale,in evidente affanno, incapace di ammettere la sconfitta, attribuisce al fronte del sì l'esclusiva del riformismo, dimostrando di non capire che ci sono riforme buone, come la 194 , lo statuto dei lavoratori, o le unioni civile e altre pessime (non uso, perchè non amo il dileggio schiforma o deforma). I riformisti, quelli veri (cit. Boschi), capiscono la differenza.

Da respingere al mittente, poi, l'accusa di tafazzismo, contenuta nello stesso comunicato,  ai dirigenti del partito che hanno votato no. Consiglierei a chi ha eminenti incarichi di responsabilità nel partito di evitare certi toni. Anche perchè segare il ramo su cui si sta seduti non è idea geniale, e sta diventando una pessima abitudine. Definire una banale crisi di giunta, prontamente risolta, una cosa che ha gettato Forlì nel panico o esprimere giudizi non proprio lusinghieri su candidati usciti sconfitti dalle primarie per pochi voti, sulla stampa, non aiuta a aumentare i consensi al partito. Cerchiamo di evitare atteggiamenti divisivi e rancorosi, per il bene del partito e della città. A meno che tale atteggiamento non sia un prodromo della volontà di passare dell'Epiro, all'epuro. Mi spiace, ma hic manebimus optime. Qui nel Pd ci stiamo benissimo".

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