Referendum sul taglio dei parlamentari, Fiom-Cgil si schiera per il no: "Non accettiamo un restringimento del pluralismo democratico"

Con la vittoria del sì, si passerebbe così da 630 a 400 parlamentari per la Camera dei Deputati e da 315 a 200 per il Senato.

La Fiom-Cgil si schiera per il "no" in vista del referendum del 20 e 21 settembre, indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari, che è stata approvata dalle Camere nell’ottobre 2019. Il Referendum è costituzionale o confermativo, dunque non prevede il raggiungimento del quorum del 50% più uno degli aventi diritto, e deciderà sulla riduzione drastica del numero dei parlamentari, nonché sulla riduzione complessiva dei Senatori a vita. Si passerebbe così da 630 a 400 parlamentari per la Camera dei Deputati e da 315 a 200 per il Senato.

"In caso di vittoria del sì, la riforma costituzionale avrebbe un impatto notevole sul nostro ordinamento, svilendo innanzitutto il ruolo del Parlamento e riducendone di molto la rappresentatività, senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche né su quello del risparmio della spesa pubblica - è la considerazione del sindacato -. Infatti si è calcolato che la diminuzione effettiva dei costi della politica sarebbe irrisoria, in particolare se paragonata all’enorme quantità di denaro pubblico utilizzato ad esempio per mantenere in piedi faraonici apparati burocratici e tecnici dei singoli Ministeri. Al contempo, però, la riforma comprimerebbe il pluralismo e ridurrebbe in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori".

"La riforma inoltre non analizza e non agisce sugli elementi di inefficienza e problematicità nell’organizzazione e nell’operatività delle Camere; non prova a risolvere il problema di parlamentari che per 365 giorni l’anno girano il Paese in continua campagna elettorale senza rispettare la responsabilità dell’incarico assegnato. Si limita, piuttosto, ad esprimere un intento “punitivo” nei confronti dei parlamentari – visti come esponenti di una “casta” parassitaria da combattere con ogni mezzo - viene aggiunto -. Rappresenta dunque il segno di una diffusa confusione del problema della qualità dei rappresentanti con il ruolo fondamentale svolto dell’organo parlamentare".

"La riforma penalizzerebbe soltanto la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico all’interno del parlamento, rischiando di mettere in discussione uno dei punti fondamentali dell’Ordinamento Costituzionale, che individua l’Italia come una Repubblica Parlamentare fondata su due Camere, organismi decisionali di controllo e di garanzia democratica - prosegue il sindacato -. Infine, non può trascurarsi lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale coerente con la riforma e tale da assicurare – nei limiti del possibile – la rappresentatività delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo".

Per la Fiom, "la garanzia della democrazia e l’allargamento degli spazi di rappresentanza sono elementi cardine del vivere collettivo, da perseguire sempre, a partire dai luoghi di lavoro. Per questo motivo non possiamo accettare un restringimento del pluralismo democratico, soprattutto negli organismi di massima rappresentanza dei cittadini, ovvero i due rami del Parlamento, in cui si continueranno ad assumere decisioni fondamentali per il Paese. Tutto ciò in un’ottica puramente “populista”, volta a cavalcare un sentimento crescente di antipolitica al fine di massimizzare interessi meramente elettorali. Per queste ragioni l’ Assemblea Generale della Fiom di Forlì esprime in vista del voto referendario del 20 e 21 settembre il proprio parere contrario alla riforma costituzionale".

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