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Referendum sulla depenalizzazione della cannabis, Morgagni (Forlì & Co): "Revisione di una normativa caotica e confusa"

Le firme raccolte, ricorda laleggepertutti.it, hanno ormai superato il quorum di 500mila necessario per passare alle fasi successive del complesso iter per arrivare al voto

Inizia il conto alla rovescia per il referendum che vuole rendere la cannabis legale. Le firme raccolte, ricorda laleggepertutti.it, hanno ormai superato il quorum di 500mila necessario per passare alle fasi successive del complesso iter per arrivare al voto. In una settimana l'obiettivo è stato raggiunto velocemente, alla luce anche del fatto è possibile sottoscrivere la proposta online, autenticandosi con lo Spid e apponendo la firma digitale (fino allo scorso anno le sottoscrizioni potevano essere raccolte solo manualmente). Le firme e il quesito referendario devono essere validati dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione e, in caso positivo, sarà indetto il referendum per la legalizzazione della cannabis, che interpellerà tutti i cittadini chiamati a votare su questo tema.

Sul sito referendumcannabis.it, dove è possibile firmare online, nel disclaimer in prima pagina si legge che "il referendum elimina il reato di coltivazione, rimuove le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e cancella la sanzione amministrativa del ritiro della patente". La sanzione è prevista non solo per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (al momento la cannabis è considerata tale), ma è anche disposta in tutti i casi di detenzione, dunque si applica anche quando la condotta non costituisce reato e la sostanza è destinata esclusivamente all’uso personale. Il referendum incide solo su quest’ultimo aspetto, non sul primo, quindi il conducente drogato rimane punibile.

Il quesito referendario già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e che dunque costituisce la base di riferimento se si andrà a votare, incide sui tre aspetti: abolisce il reato di coltivazione di cannabis, attualmente previsto dal Testo Unico sugli stupefacenti (tecnicamente ciò avviene eliminando la parola 'coltiva' dall’elenco delle condotte vietate); cancella le pene detentive previste per questa condotta, che oggi consistono nella reclusione da due a sei anni; ed elimina la sospensione e il ritiro della patente di guida (o il divieto di conseguirla) per chi coltiva cannabis, ma non per chi si mette al volante sotto l’uso di tale sostanza.

Sulla questione interviene Federico Morgagni, capogruppo in Consiglio comunale di Forlì & Co: "La necessità di un quotidiano impegno delle forze politiche sui grandi temi di questa stagione di ripartenza dopo la fase più acuta della pandemia (salute, occupazione e transizione ecologica) non può essere una giustificazione per il silenzio sui quesiti referendari che in queste settimane, forse sorprendendo molti osservatori, hanno raccolto l'adesione di centinaia di migliaia di italiani, in un'importante dimostrazione di partecipazione civica e democratica. Dei quesiti referendari fa parte quello sulla depenalizzazione della cannabis, che si propone di eliminare il reato di coltivazione, rimuovere le pene detentive (con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito) e la sanzione del ritiro della patente, oggi prevista per chi viene trovato in possesso di cannabis indipendentemente dal fatto che si trovi alla guida al momento del fermo, mantenendo invece invariate le sanzioni per guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti".

"Sono molte le ragioni che inducono a considerare positivamente il quesito, la cui presentazione è divenuta indifferibile stante l’ostruzionismo delle destre a discutere in Parlamento il testo approvato in Commissione giustizia, che depenalizza la coltivazione di modiche quantità di cannabis e inasprisce le pene per il traffico di grandi quantità di sostanze stupefacenti - prosegue Morgagni -. Di fatto, stando ai dati Istat, i consumatori di cannabis in Italia sono ormai 6 milioni, a tutto vantaggio delle mafie i cui proventi da questo traffico oltrepassano i 5 miliardi di euro l'anno, per cui è tempo che l'azione diretta dei cittadini faccia uscire il dibattito dalle secche di ideologismi e vuota retorica, per rispondere a questo fenomeno in maniera razionale, efficace e coerente. È per questa ragione, del resto, che l'attuale Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho e il suo predecessore Roberti si sono espressi pubblicamente per la decriminalizzazione".

Tiene a sottolineare il consigliere comunale: "Lungi dal promuovere il consumo della cannabis, il referendum potrà imporre la revisione di una normativa caotica e confusa, allineandosi con gli indirizzi adottati da autorevoli agenzie internazionali come la Narcotic Drugs dell'Onu e con le scelte di numerosi Stati che hanno da tempo imboccato la via della decriminalizzazione, riscontrando una riduzione del numero dei consumatori e del giro d'affari delle organizzazioni criminali. Va poi detto che il successo del referendum permetterà di sgravare le Procure da una miriade di procedimenti, liberando risorse per la repressione di altri reati di ben maggiore pericolosità sociale. Infine consentirà l’acquisto legale della cannabis ai tanti malati che la utilizzano per combattere il dolore cronico associato ad alcune malattie neurologiche e oncologiche, superando una situazione in cui spesso i percorsi di cura “autorizzati” risultano impraticabili, vuoi per ritardi burocratici vuoi per la ridotta capacità produttiva dell'unico stabilimento italiano autorizzato a produrre questi farmaci, inferiore addirittura di dieci volte al fabbisogno. È ancora possibile per tutti i cittadini e le cittadine sottoscrivere la presentazione del referendum attraverso il sito referendumcannabis.it usando lo Spid o altri strumenti di firma digitale".

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