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La scomparsa di Saman Abbas, "Orrore indicibile e ferma condanna"

Così Simona Vietina, parlamentare di Coraggio Italia e sindaco di Tredozio, interviene sulla giovane di origine pakistana svanita nel nulla in provincia di Reggio Emilia dopo aver rifiutato un matrimonio combinato dalla famiglia

"La tragedia di Saman Abbas mi fa inorridire come donna, come madre e come rappresentante delle Istituzioni, tanto a Tredozio quanto in Parlamento. La mia estrazione culturale è improntata, ovviamente, alla libertà di culto e credo fermamente che nessuno debba rinnegare la propria cultura. Ma la storia di Saman non parla di questo. Qui siamo oltre la fede e le consuetudini culturali: siamo di fronte a una terribile mancanza di senso della realtà, di rispetto per la vita e la libertà di ogni individuo". Così Simona Vietina, parlamentare di Coraggio Italia e sindaco di Tredozio, interviene sulla giovane di origine pakistana svanita nel nulla in provincia di Reggio Emilia dopo aver rifiutato un matrimonio combinato dalla famiglia e che si teme possa essere stata uccisa.

"Non è accettabile, né in Italia né altrove, che una persona, un’adolescente con sogni, speranze e desideri, una donna che aspirava solo a essere libera e autodeterminata, possa essere considerata un oggetto di cui disporre a piacimento - prosegue Vietina -. Quella di Saman Abbas sarebbe stata una storia già sufficientemente brutta se ci trovassimo di fronte anche alle sole nozze combinate, tradizione esecrabile che va contro la nostra cultura e identità di Paese moderno che difende la libertà della persona: il drammatico epilogo mi riempie di dolore e indignazione e credo che costringa tutti a interrogarci profondamente sul significato della parola integrazione e su quanta strada ci sia ancora da fare in questo senso, al di là dei proclami".

"Casi drammatici come quelli di Saman o di Seid Visin – incalza la parlamentare –  devono anche invitarci a una riflessione profonda: se nel caso di Saman il rischio di essere tacciati di razzismo è altissimo nel momento in cui si sottolinea il ruolo che la cultura d’origine ha avuto in questa terribile vicenda, nel caso del giovane Seid c’è stata una vera e propria rincorsa per applicargli la triste etichetta di “vittima di razzismo”. L’agone politico ormai si è spostato sulle categorie che più fanno comodo al momento e ogni dichiarazione è strumentalizzata per accusare l’avversario di razzismo, fascismo, omofobia e chi più ne ha, più ne metta e questo rende tutti schiavi dell’estrema attenzione a non muovere un passo per non offendere nessuno. Riportiamo la realtà al centro: per Saman e Seid dobbiamo parlare di femminicidio e di suicidio, due eventi terribili che la politica deve impegnarsi per evitare a tutti i costi e che nulla hanno a che fare con il razzismo".

L'intervento di Morrone

Sulla questione interviene anche il deputato della Lega, Jacopo Morrone: "L’Italia non è paese di ‘fatwe’. Per affrontare e punire reati anche gravissimi, dettati da tradizioni e costumi derivanti da un fanatismo religioso importato, ci sono la Costituzione e le leggi che devono essere osservate da tutti, qualunque credo si professi. Il dramma delle ‘nozze forzate’ è tanto esteso anche nel nostro paese che anche nella legge ‘Codice Rosso’ si è reso indispensabile inserire un articolo che introduce nel codice penale, all'articolo 558-bis, il nuovo reato di ‘costrizione o induzione al matrimonio’ attraverso violenze o minacce. Una misura assunta soprattutto rispetto alla ‘dimensione ultranazionale’ di questo drammatico fenomeno".

"La norma stabilisce infatti che il reato è punito anche quando sia commesso in paesi esteri da un cittadino italiano o da uno straniero residente in Italia ai danni di un cittadino italiano o straniero residente nel nostro Paese - prosegue l'esponente della Lega -. Nel tragico caso di Saman Abbas siamo andati molto oltre. Se saranno accertati i fatti che leggiamo nelle cronache, i famigliari della vittima innocente si saranno macchiati di un feroce delitto premeditato, giustificato e legittimato da fondamenti culturali religiosi e dai loro costumi consolidati. Ma lo Stato e la legge non devono arretrare. Se si vive in Italia, se ne devono accettare laicamente le regole. Quante sono le ‘spose bambine’, quante le giovani costrette a subire matrimoni forzati oltre a dover rinunciare ai loro diritti e alle opportunità riservate loro dal nostro modello di vita? Centinaia, forse di più. E tutto sotto gli occhi di una società che evita di affrontare il fenomeno quando è sommerso e si risveglia solo di fronte al delitto. Ma c’è anche chi non vuole risvegliarsi. Parlo di quell’area della sinistra che propugna e impone da anni l’ideologia multiculturalista e relativista che tanti danni sta causando. Un’area sempre pronta a pontificare di diritti, ma che ipocritamente rimane muta di fronte ai diritti negati a Saman".  

    
    
    
 

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