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Sanità, Bartolini (Pdl): "“Ecco come salvare gli ospedali periferici”

"Nella proposta del Pal 2011-2013 dell'Ausl di Forlì vediamo come i cittadini dei comuni periferici, come Forlimpopoli e quelli della montagna, vengano in realtà penalizzati dalle scelte contenute in questo Piano"

Nel Piano di zona per la salute e il benessere sociale nel comprensorio forlivese (2009-2011) ci si poneva l'obiettivo di assicurare risposte personalizzate e, nel contempo, garantire equità d’accesso in tutti i comuni del territorio comprensoriale, grazie a una logica di integrazione a tutti i livelli. “Ma nella proposta del Pal 2011-2013 dell'Ausl di Forlì vediamo come i cittadini dei comuni periferici, come Forlimpopoli e quelli della montagna, vengano in realtà penalizzati dalle scelte contenute in questo Piano”, sottolinea il consigliere regionale Luca Bartolini (Pdl), che il mese scorso aveva chiesto di sospendere l'approvazione del Pal per “non correre il rischio di un'approvazione acritica da parte dei Comuni”.


“Un ospedale moderno dovrebbe essere articolato in base all'intensità di cura, sanitaria o assistenziale, e non in base alla patologia che il malato ha – sostiene il consigliere berlusconiano -. Questo permetterebbe anche alle strutture di Forlimpopoli, Santa Sofia e Modigliana di avere un loro importante ruolo. Se Forlì sarà l'ospedale di riferimento per l'alta intensità di cura del malato acuto, Forlimpopoli potrà benissimo assistere i casi di media intensità di cura, cioè il malato post-acuto e poi offrire posti letto socio-sanitari a gestione infermieristica per i malati stabilizzati”.


L'Ausl di Forlì dispone attualmente di tre strutture per malati “acuti”: gli stabilimenti di Forlì, di Forlimpopoli e di Santa Sofia. “A Santa Sofia, per  la distanza di oltre 40 Km, con una viabilità precaria, soprattutto nel periodo invernale –dice Bartolini-, è obbligatoria la permanenza di reparto per acuti e per post-acuti-lungodegenti affiancato da un servizio di pronto intervento”.

 

“A Forlimpopoli invece la nuova tangenziale permette di ridurre notevolmente il tempo di trasferimento, con ambulanza, del malato con emergenza, al Pronto Soccorso di Forlì – sottolinea -. Va mantenuto però, cosi come già strutturato nelle ore diurne nei nuclei di cura primaria presenti nei vari quartieri cittadini a Forlì, la presenza medico-infermieristica, oltre all'ambulanza con infermiere, per risolvere i cosiddetti codici bianchi”.

 

“Tale filtro continuativo – osserva Bartolini -, tenuto conto  anche  della numerosa popolazione che gravita intorno a Forlimpopoli, permette un notevole freno all’accesso al Pronto Soccorso di Forlì di soggetti con patologie lievi che non richiedono accertamenti strumentali o controlli specialistici immediati. Il reparto di degenza di Medicina Interna “acuti”  presente attualmente a Forlimpopoli (15 letti) può essere spostato a Forlì, così come il reparto di Riabilitazione funzionale intensiva ed estensiva (25 letti)”.

 

“In tal modo lo stabilimento di Forlì diventa la sede dove si attua un'intensità di cura  sanitaria “alta” nel malato acuto – osserva Bartolini -. A Forlimpopoli invece si può ipotizzare il potenziamento degli attuali letti di Medicina Interna post-acuti (15 letti) per costituire un  reparto di 30 letti dove il degente acuto di Forlì può essere trasferito per completare la sua “stabilizzazione”. Al suo fianco è ipotizzabile un reparto con posti letto socio-sanitari a gestione infermieristica (25 letti)  dove confluiranno i malati non ancora dimissibili a domicilio. Una tipologia di degenza, questa, certamente più utile e risolutiva, nel percorso di cura del malato acuto che inizia nel presidio ospedaliero di Forlì, della prevista “Casa della salute” dove il malato trova solo la soluzione finale, e non anche quella intermedia, del suo processo di guarigione”


Sulle Case della salute, il consigliere regionale del Pdl rileva che “l’accentramento in un’unica struttura dei poliambulatori specialistici, del centro prelievi, dei nuclei di cura primaria, del Cup... è certamente utile e funzionale soprattutto nei centri più importanti delle vallate. Ma la creazione di posti letto socio-sanitari a gestione infermieristica mi sembra poco funzionale perché i letti per malati lungodegenti, distanti o avulsi da un reparto per acuti o post-acuti, non trovano una risposta nel caso, molto frequente, di peggioramento del quadro clinico. Viene da pensare che questi letti  siano un riempimento e basta, di un ospedale già strutturato per malati acuti”.

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