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Sanità, Pasini (Udc): "Si guardano solo i numeri e si dimenticano le persone"

E' molto duro il giudizio di Andrea Pasini, consigliere comunale e segretario provinciale UdC che prende come esempio il “percorso riabilitativo e delle post acuzie” realizzato con lungimiranza, nell'ultimo decennio

“La nostra sanità controlla i numeri dei posti letto, spulcia i bilanci e dimentica che ad ogni numero corrisponde una persona. L' obiettivo, oggi, è ridurre la presenza dei pazienti, mentre il vero scopo dovrebbe essere offrire le condizioni perchè i cittadini siano curati e assistiti fino alla guarigione”. E' molto duro il giudizio di Andrea Pasini, consigliere comunale e segretario provinciale UdC che prende come esempio il “percorso riabilitativo e delle post acuzie” realizzato con lungimiranza, nell'ultimo decennio, dal compianto direttore generale Massimo Pieratelli e dal gruppo di professionisti specializzati in materia, guidati dall’allora Direttore del Dipartimento, Germano Pestelli.

“Un'eccellenza che aveva come unico riferimento il paziente, seguito in ogni fase della sua riabilitazione, fino al domicilio. Una struttura che aveva spazi adeguati e funzionali per l'attività fisico motoria, posti letto in numero sufficiente da permettere una dignitosa “rotazione” dei pazienti,  avendo attenzione nel liberare, quanto prima, posti letto nei reparti acuti e a trattenere qualche giorno in più pazienti non ancora perfettamente stabilizzati. Pazienti che, se mandati precocemente a domicilio, sarebbero andati incontro a situazioni di disagio. Ebbene – spiega Pasini – tutto questo oggi non esiste più. Tutto è stato smantellato per fare altro. Sia chiaro non sto dicendo che non si tenti di dare ancora quel servizio, ma metto in discussione i modi, i tempi, la programmazione, gli spazi ecc.  D'altra parte la nuova riorganizzazione, portata avanti nell'ultimo anno, sta evidenziando forti criticità. Ad esempio gli ambulatori per la riabilitazione sono ora al terzo piano del Pierantoni serviti da un unico ascensore, con evidenti barriere architettoniche e spazi sottodimensionati per la riabilitazione”.

“Ricordo che si sta parlando di persone che hanno subito traumi o sono anziani, diversamente abili ecc. In questa riorganizzazione hanno un ruolo determinante e fondamentale le nuove scelte  e indirizzi dati all’Ospedale di Forlimpopoli dove è stata “rimossa” la riabilitazione e trasferita al Pierantoni, decurtando, di botto, 20 posti letto. L'operazione aveva lo scopo di riorganizzare la struttura a Casa della Salute. Cosa che ad oggi ancora ufficialmente non è, in quanto carente della Delibera Regionale che l’autorizza. La Direzione Sanitaria non ha avuto una visione prospettica della riabilitazione. L’esempio viene proprio dalla chiusura sconsiderata dell’ospedale di Forlimpopoli, soprattutto in una visione futura di Ausl Unica. Questo doveva, a mio avviso, divenire il Polo della Riabilitazione di tutto il territorio romagnolo. Era un'eccellenza già operativa, con reparto specializzato già costituito, personale medico e infermieristico preparato, posti letti adeguati, con possibile ampliamento, presenza costante di medici nella struttura, ma soprattutto Ospedale da pochi anni ristrutturato, quindi adeguato per quanto concerne gli spazi, le palestre e senza barriere architettoniche. In pratica si aveva un padiglione già pronto per accogliere pazienti da tutto il territorio di Area Vasta. Soprattutto in un momento in cui si sta pensando di creare un Padiglione riabilitativo a Cesenatico. Direi non proprio centrale logisticamente! Ma soprattutto non ancora pronto ad accogliere il “volume” dei pazienti. Perchè, allora, tutto questo? Perchè politicamente, in ambito forlivese siamo molto deboli. Ecco, allora, la proposta che da tempo vado esprimendo. E' necessario azzerare tutto – conclude Pasini – soprattutto ora in presenza di una  contrazione dei finanziamenti statali e regionali. E' necessario ripensare tutto il sistema sanitario guardando il territorio e coinvolgendo tutti gli attori pubblici preposti, ma anche il privato convenzionato e non, ma soprattutto il volontariato e il terzo settore!”, conclude Pasini

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