Sapro, Candido (Prc): "L’Onnipotenza delle lobby"

"Nello scandalo Sapro, al di la dei reati, che toccherà alla magistratura accertare, emerge una commistione degenerata tra politica ed economia, a partire dall’uso poco accorto dei prestiti bancari"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"Nello scandalo Sapro, al di la dei reati, che toccherà alla magistratura accertare, emerge una commistione degenerata tra politica ed economia, a partire dall’uso poco accorto dei prestiti bancari. Se è vero che i cittadini devono poter vigilare sulle iniziative economiche di un territorio e le organizzazioni politiche devono far parte di questo sistema di controllo, è altrettanto evidente che la politica, non solo forlivese, ha smarrito la propria “ragione sociale”, il proprio scopo prioritario, ovvero quello di tutelare gli interessi dei cittadini.

Se poi questa politica, si richiama ai valori della sinistra allora la cura, non solo degli interessi di tutti i cittadini ma, soprattutto, di quelli meno facoltosi e più deboli, deve essere ancora più pressante. Tutto questo negli ultimi anni non è avvenuto. Fondamentalmente per due ragioni. La prima, la politica, a quasi tutti i livelli e per la maggior parte dei partiti, è diventata il luogo di scontro di ristrette élite, quasi di lobby, rappresentanti interessi particolari ed economicamente forti, perdendo completamente di vista l’interesse generale.

A Forlì, tale degenerazione è stata altrettanto, se non più, pervasiva. Il Partito Democratico, che ha sostanzialmente egemonizzato l’arena politica degli ultimi decenni, ha perso completamente il ruolo di organizzatore e di rappresentante degli interessi diffusi dei ceti popolare, per diventare l’interlocutore dei poteri economici costituiti e di, vecchi e giovani, ceti politici abbarbicati ai propri privilegi, intrattenendo con la cultura e la storia di Sinistra esclusivamente rapporti di inerzia nominale.

La seconda ragione, fortemente connessa alla prima, riguarda il disamoramento dei cittadini di tutto ciò che riguarda la politica e quindi il forte calo della partecipazione attiva in quegli ambiti, come quello economico e istituzionale, che numerose ricadute comportano sulla vita sociale e del territorio. Del resto, la partecipazione è completamente frustrata e disincentivata se nei pochi ambiti in cui i cittadini hanno potuto esprimere la propria volontà, come sui servizi pubblici locali votando in massa nei referendum del giugno 2011, sono state perseguite politiche, a livello nazionale e locale, che ignorano o tradiscono tale responso elettorale.

Tuttavia, senza il controllo e l’intervento attivo dei cittadini, tramite i partiti, le associazioni, i comitati e in qualsiasi altra forma, la politica è destinata inevitabilmente a degenerare. Le responsabilità sul caso Sapro sono diffuse e personali, ma tali comportamenti sono stati favoriti e consentiti da un sistema autoreferenziale che non rispondeva a nessuno, tantomeno alla popolazione, se non alla ristretta cerchia di banchieri e amministratori che di quel sistema sono i garanti e i maggiori beneficiari.

Se non si rompe la possibilità delle lobby e delle élite di sottrarsi al controllo democratico dei cittadini, tramite la partecipazione diretta o organizzata, i “casi Sapro”, come del resto abbiamo già visto, si perpetueranno sempre con maggiore frequenza.  Il compito della politica e delle forze organizzate che la animano, è quello di aprire le decisioni al dibattito pubblico e alla trasparenza delle condotte individuali.

La partecipazione, che non si deve fermare ad una delega in bianco  ad un leader, perciò, deve ridiventare il centro delle nostre preoccupazioni, perché da essa discendono la correttezza e la lungimiranza delle scelte economiche, istituzionali, sociali, che nei prossimi anni si prenderanno, a cominciare dalle modalità in cui si affronteranno le conseguenze della crisi economica. Lasciarle nella mani di poche lobby in perenne conflitto di interessi sarebbe una scelta autodistruttiva.

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