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Sapro, "è ora di andare oltre"

"Ha fatto bene il nostro sindaco ad annunciare la costituzione di parte civile da parte del comune di Forlì". La pensa così Maria Maltoni, assessore allo Sviluppo Economico e Attività Produttive

"Ha fatto bene il nostro sindaco ad annunciare la costituzione di parte civile da parte del comune di Forlì nel caso in cui l’indagine in corso su Sapro si concluda con l’apertura di un dibattimento giudiziario. Perché il danno prodottosi per la distorsione del ruolo e delle finalità di una società che doveva promuovere lo sviluppo economico del territorio è sotto gli occhi di tutti, e il fatto che gli enti soci non abbiano, per scelta, sborsato soldi pubblici per ripianarne i conti in deficit non vuol dire che non ci sia stato danno per la comunità locale”. La pensa così Maria Maltoni, assessore allo Sviluppo Economico e Attività Produttive.

“Su eventuali responsabilità penali sta indagando la magistratura, perciò non possiamo che attenderne gli esiti, ma ci sono valutazioni di ordine più generale che fin d’ora sono possibili. SAPRO, infatti, come analoghe società pubbliche presenti in altre realtà della Regione e d’Italia, era nata nel 1995 con una finalità precisa: favorire gli insediamenti produttivi, anche dall’esterno del territorio, mettendo a disposizione aree a prezzi accessibili per le imprese, così come era avvenuto con modalità diverse con i tanti consorzi di insediamento tra imprese realizzati in tutta la provincia. In questo meccanismo apparentemente semplice qualcosa non ha funzionato, i costi delle aree spesso non erano competitivi e per lungo tempo anche aree di completamento industriale del nostro territorio sono rimaste vuote.  Inoltre a un certo punto si è avuto uno stravolgimento della mission di SAPRO il cui impatto è stato evidentemente sottovalutato dai soci pubblici, in quanto hanno consentito che questa società allargasse la sua operatività fuori dall’ambito delle aree produttive, senza comprendere che in questo modo se ne modificava radicalmente la natura”, prosegue l'assessore.

“E’ vero che la presenza nel  consiglio di amministrazione dei rappresentanti del mondo economico avrebbe dovuto garantire la correttezza di analisi ed il controllo necessari, in quanto questi soggetti avrebbero dovuto essere i primi ad avere a cuore l’interesse delle imprese, ma così non è stato. Infatti elementi di revisione nelle modalità e nell’attività della società, con un nuovo assetto operativo, si sono prodotti solo in anni recenti, quando la situazione era ormai in gran parte compromessa. La società infatti aveva ormai accumulato numerose aree invendute e l’esplodere della crisi ha accelerato le difficoltà già esistenti. Le banche stesse, pur costituendo la maggioranza dei soggetti creditori, hanno evidenziato una sostanziale incapacità di decidere e di trovare una soluzione concordata, nei mesi in cui ciò pareva ancora possibile. L’epilogo è quello che tutti conosciamo. E’ indubbio che anche in una situazione di crisi economica, di fronte alla necessità di riconvertire o riqualificare aree produttive, se non di crearne delle nuove, la mancanza di una società di questa natura può diventare un elemento di debolezza per il territorio. Occorre perciò aprire una riflessione sugli strumenti - e non necessariamente pubblici - che possono essere utili, partendo da una esperienza che certamente non è stata positiva, per comprendere come si può andare oltre SAPRO", conclude Maltoni.  
 

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