Sconfitta elettorale, Pd paralizzato sui cavilli e per la seconda volta non si vota sul congresso anticipato

Non è stato sufficiente neanche l'intervento di Bruna Baravelli che nel Pd locale svolge un ruolo di garanzia che ha indicato di assumersi tutte le responsabilità nel procedere col voto

Volano ancora una volta gli stracci all'assemblea della federazione del Partito Democratico forlivese. Dopo la prima riunione di giovedì scorso, neanche la seconda puntata – quella di martedì sera nella sede di viale Matteotti – è stata risolutiva per far uscire dall'impasse il Pd. Il Partito Democratico forlivese, travolto dalla sconfitta dopo quasi 50 anni di governo della città, oltre che la perdita di altri comuni del territorio come Predappio, stenta insomma a trovare la bussola per uscirne e per improntare un'azione efficace di opposizione. 

Il nodo della questione, come martedì sera, sono ancora le mancate dimissioni della segretaria Valentina Ancarani, una posizione personale legittima di chi non vuole passare per il “capro espiatorio” di tutti i mali, ma che di fatto sta tenendo sotto scacco l'assemblea Pd sulla figura del segretario e non sull'analisi politica della storica sconfitta, che di fatto non è ancora stata approfondita a quasi 20 giorni dalla batosta delle urne. Circa una quarantina gli interventi succedutisi nelle due riunioni di assemblea, ma al momento di andare al voto martedì in tarda serata è scoppiato il putiferio, con urla e gente che ha abbandonato l'assemblea. 

Il tema che arrovella l'assemblea, invece di essere quello di improntare una nuova fase di azione politica efficace e distinguibile all'esterno del partito, è tutto racchiuso nelle complesse procedure burocratiche del Pd, che secondo chi dissente sono diventati cavilli utilizzati in modo strumentale per provocare principalmente la paralisi degli organi interni. La tensione è salita quando la segretaria Valentina Ancarani ha deciso di abbandonare l'assemblea a dibattito in corso. Ne è nata una contrapposizione sul voto che avrebbe dovuto decidere se portare la federazione Pd ad un congresso anticipato da tenere a settembre, decisione a cui molto più serenamente è approdata la parallela assemblea comunale del Pd con le dimissioni del segretario Massimo Zoli. Alla fine tra le urla il voto non si è tenuto e l'assemblea è stata nuovamente aggiornata, questa volta a data da destinarsi.

La questione riguarderebbe se la fase pre-congressuale, sulla quale Ancarani ha aperto pur non dimettendosi, debba essere guidata da un interim di Ancarani stessa o se – come sostengono altri, citando lo statuto del Pd – debba essere guidata da una commissione di garanzia, in ché in automatico fa decadere Ancarani. Un fatto tutto burocratico che però sta bloccando l'iter. Non è stato sufficiente neanche l'intervento di Bruna Baravelli, ex assessore provinciale, che nel Pd locale svolge un ruolo di garanzia e di “proboviro”, che ha indicato di assumersi tutte le responsabilità nel procedere col voto. Alla fine il voto non c'è stato, ma solo una scena finale descritta da alcuni presenti come gazzarra. 

“La differenza di valutazioni, analisi e progetti - afferma in una nota Valentina Ancarani, segretario del PD forlivese - è tale da dover essere discussa con profondità di argomenti e ampiezza di dibattito. Il PD ha un unico strumento per avviare questo confronto all’interno della propria comunità e rinnovare tutti gli organismi dirigenti: il congresso, come ho sottolineato sin dalla mia relazione introduttiva. Per questo, all’esito dell’assemblea territoriale, ho confermato l’intenzione di portare il Pd a congresso in tempi brevi, ossia prima delle elezioni regionali, ove le tempistiche tecniche lo consentano in considerazione della data che verrà individuata per la consultazione per l’elezione del Presidente della regione.

Qualora le elezioni regionali siano a gennaio 2020 - prosegue Ancarani - realisticamente ci sarà modo e tempo per organizzare e svolgere il congresso entro e non oltre il mese di ottobre e comunque in tempo utile per svolgere una campagna elettorale proficua e coesa. Sotto l’aspetto politico, ritengo che il congresso di cui il Pd ha necessità sia un dibattito ampio, coraggioso, rifondativo. Un confronto non sulle persone, come troppo spesso è stato, ma sui contenuti:  tra temi e visioni differenti, in cui non ci deve essere timore di manifestare le difformità di pensiero in maniera franca, anche a costo di rinunciare ad una unità di facciata che troppo spesso ha frenato la nostra azione politica. Un partito che si chiama democratico, del resto, non può avere paura di confrontarsi attraverso i propri naturali processi di democrazia interni.”

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