Società in house dei rifiuti, gli ambientalisti spiegano punto per punto perché è la soluzione migliore

"Prima di insinuare dubbi sarebbe meglio documentarsi, altrimenti si fa solo il gioco di confondere le acque e continuare a favorire l'attività di chi vuole riempire gli inceneritori"

“Prima di insinuare dubbi sarebbe meglio documentarsi, altrimenti si fa solo il gioco di confondere le acque e continuare a favorire l'attività di chi vuole riempire gli inceneritori”: è l'attacco di Alberto Conti (Tavolo delle associazioni ambientaliste di Forlì) e Natale Belosi (Rete Rifiuti Zero Emilia Romagna) al dibattito che si è tenuto giovedì scorso nella saletta della Banca di Forlì in via Bruni. 

Titolo della serata era “In House o non in House? ovvero a favore dei cittadini o contro i cittadini”, per parlare sulla convenienza dell’affidamento in house del servizio raccolta rifiuti, tra esigenze di gestione, controllo della spesa e utilità per la comunità. L’organizzazione era a cura di Studio Beta Consulting s.r.l. e di Officina Giuridica, organismi impegnati a dare il proprio contributo nell’animazione del dibattito culturale locale. 

Gli ambientalisti ribattono punto su punto. “Nell'incontro – spiegano Conti e Belosi - sono scaturiti dubbi, da loro alimentati, sulla nuova azienda pubblica in house per la raccolta dei rifiuti. Si afferma che con l’azienda in house vi sarebbero 5 problemi:  1 - la possibilità di non poter raccogliere più rifiuti speciali in quanto non assimilabili agli urbani e quindi , secondo loro, il rischio di non poterne controllare il conferimento, 2 - previsioni troppo ottimistiche di raccolta differenziata con possibile aumento dei costi, 3 -rischi sulla non chiusura del cerchio nella fase di smaltimento, 4 - azzeramento del rapporto territorio servito-costo del servizio (economia di scala), 5 - interferenze politiche sulla gestione”.

A queste teorie rispondono punto per punto con una nota congiunta il Tavolo delle associazioni ambientaliste di Forlì e la Rete Rifiuti Zero Emilia Romagna.

Questo il commento: “1 - L’assimilazione non dipende dall’azienda ma, per legge, è competenza esclusiva del Comune. L’azienda in house deve solo rispettare le decisioni comunali e conformarsi ad essa.

2 - Gli obiettivi di raccolta differenziata (74%) e di riduzione dei rifiuti a smaltimento (144 kg/abit.), previsti nel piano industriale dell’ in house , sono in linea con gli  obiettivi della legge regionale 16/2015 (73% e 150 Kg/abit). Uno studio dell’Università di Bologna (DICAM) ha certificato che nel 2015 i Comuni della regione che hanno già attuato la raccolta porta a porta con tariffa puntuale possono vantare una raccolta differenziata media dell’86% con rifiuti a smaltimento sotto i 100 Kg/abitante. Parma, per esempio, nel 2016 ha registrato l’80% di raccolta differenziata e meno di 120 kg a smaltimento, per cui ha ridotto i costi del servizio. Gli obiettivi dell’ìn house sono addirittura prudenziali e “il problema” che si presenterà è solo l'ammontare della diminuzione dei costi futuri.

3 - La fase del trattamento e smaltimento dei rifiuti è regolato dalla Regione (con il Piano regionale dei rifiuti) e non dipende dai gestori della raccolta; e, oltretutto, abbiamo già inceneritori sovradimensionati rispetto al fabbisogno, come evidenzia lo stesso Piano rifiuti regionale, quindi il rischio non sussiste. Inoltre, la nuova azienda sarà il primo passo per la filiera del riciclo, nella quale sono già posizionate qualificate aziende anche nel comprensorio di Forlì-Cesena.

4 - Uno studio (libro bianco) del Garante della concorrenza dimostra che in bacini sopra i 100.000 abitanti non esistono ulteriori economie di scala. Il bacino dell’in house è superiore a questa soglia, avendo una popolazione servita di 186.000 abitanti. Gli investimenti su ricerca e sviluppo per migliorare il rapporto costi-benefici per i cittadini portati avanti da HERA sono andati in direzione inversa rispetto alle richieste dei comuni, e quindi di utilità nulla. 

5 - L’azienda in house si costituisce proprio perché HERA ha sempre posto ostacoli, quindi interferenze, sia di tipo organizzativo ma ancor più di tipo economico, all’attuazione di quanto i Comuni chiedevano a seguito delle lotte dei cittadini contro l’inceneritore e per la raccolta porta a porta. Tanto che solo 2 Comuni sono riusciti ad attuarla e comunque il costo imposto mediamente è salito sopra i 160€ ad abitante, decisamente esorbitante. In altri territori dove esistono società pubbliche in house con servizio porta a porta e tariffa puntuale i costi sono i seguenti: Contarina € 110/abit (550.000 abitanti serviti del trevigiano), CEM € 105/abit. (480.000 abitanti serviti nella Lombardia), COSMARI € 102/abit. (330.000 abitanti serviti nelle Marche). Mentre nei Comuni dove si svolge il servizio porta a porta di HERA si infliggono costi del 25% superiori ai Comuni porta a porta di AIMAG e GEOVEST, aziende pubbliche dell’Emilia Romagna centrale”.

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