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Venerdì, 12 Agosto 2022
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Sport, il deputato forlivese Molea presenta proposta di legge sul tesseramento degli extracomunitari

“Con questa proposta – conclude Molea – si vuole assicurare l’accesso alla pratica sportiva del minore in quanto tale, e quindi alla ‘persona’ e non solo al cittadino, senza entrare nel complesso problema della cittadinanza”.

Lo sport come veicolo di integrazione, non solo a livello professionistico: è questo il tema della proposta di legge presentata in questi giorni alla Camera da Bruno Molea, deputato forlivese di Scelta Civica per l’Italia e Presidente Nazionale di Aics, Associazione Italiana Cultura Sport. Il testo propone che i minori di 18 anni “che non siano cittadini italiani, ma che siano regolarmente residenti in Italia da quando avevano un’età inferiore ai 10 anni” possano essere “tesserati in società sportive delle federazioni o in associazioni di promozione sportiva con le stesse procedure dei cittadini italiani”.

Inoltre, il tesseramento potrà essere mantenuto per un anno dal compimento della maggiore età, fintanto che non si concludono le procedure per l’acquisizione della cittadinanza per coloro che dichiarano di volerla acquistare. “L’attività sportiva non professionale, tanto a livello di base quanto a livello agonistico – spiega Molea – assume oggi un’essenziale valenza di integrazione sociale secondo un’accezione consolidata a livello europeo e sostanzialmente riconosciuta nel nostro ordinamento. Tuttavia la legislazione italiana presenta ancora delle anomalie, anche con riferimento al rapporto tra ordinamento giuridico e sportivo: nello specifico emerge che le federazioni sportive che fanno capo al Coni adottano regole e procedure che impediscono il tesseramento di giovani non in possesso della cittadinanza italiana nel momento del passaggio dall’attività sportiva di base a quella agonistica”.

“Ciò – prosegue Molea – può quindi impedire a giovani figli di genitori extracomunitari, nati o cresciuti nel nostro Paese, di seguire i compagni nell’attività agonistica per motivi legati al possesso della cittadinanza. In queste situazioni giovani talentuosi, per i quali l’attività sportiva può rappresentare un’importante occasione di integrazione, si vedono in maniera inaccettabile e discriminatoria negato il diritto a fare attività sportiva, a divertirsi, competere, crescere ed integrarsi in una società dove ovviamente si sentono a casa loro”. “Con questa proposta – conclude Molea – si vuole assicurare l’accesso alla pratica sportiva del minore in quanto tale, e quindi alla ‘persona’ e non solo al cittadino, senza entrare nel complesso problema della cittadinanza”.

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