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Bonaccini, l'anno dopo la vittoria alla Regionali: "Il covid una sofferenza indicibile. Ora rimbocchiamoci le maniche per ripartire"

Tra gli appuntamenti che il governatore ricorda quello di Forlì, città amministrata dal 2019 dal centrodestra, e scelta per il comizio conclusivo al Palafiera alla presenza tra gli altri di Gene Gnocchi

Fu la vittoria di un "centrosinistra largo e aperto al civismo". Ad un anno dalla riconferma in Regione con il successo alle elezioni del 26 gennaio 2020, Stefano Bonaccini celebra il successo alle elezioni regionali. "Alla fine vincemmo nettamente, contro tanti pronostici e previsioni che nelle settimane e nei mesi precedenti volevano vincente una destra che pareva inarrestabile nel Paese - scrive in un post pubblicato su Facebook -. Invece, già la campagna elettorale aveva detto cose diverse dai sondaggi: tantissime persone pronte a dare una mano e a mobilitarsi a ogni iniziativa, nelle grandi città come nei piccoli borghi; la gran parte di sindaci e degli amministratori locali pronti a sostegno della nostra proposta politica, le piazze piene e la mobilitazione straordinaria di ragazze e ragazzi come non si vedeva da tempo".

Tra gli appuntamenti che il governatore ricorda quello di Forlì, città amministrata dal 2019 dal centrodestra, e scelta per il comizio conclusivo al Palafiera alla presenza tra gli altri di Gene Gnocchi. Poi l'affluenza alle urne, di quasi il 70%. "La volontà di difendere i valori di questa terra - democrazia, libertà e solidarietà-, ma anche la volontà di fare un passo avanti e di continuare a cambiare, per fare dell’Emilia-Romagna la regione del lavoro e dell'impresa, dei diritti e dei doveri, della conoscenza e della sostenibilità - prosegue Bonaccini nel suo ricordo -. Ecco, prima di ogni altra cosa, lasciatemi dire di nuovo grazie: grazie a tutti quanti voi, perché una grande vittoria è sempre un fatto collettivo".

Poi l'arrivo del nemico invisibile: "Se quel giorno di un anno fa ci avessero detto cosa i mesi successivi ci avrebbero riservato, nessuno di noi ci avrebbe creduto. Una pandemia mondiale senza precedenti; il nostro Paese primo fra quelli occidentali ad esserne investito; e all’interno, la nostra regione per prima, insieme alla Lombardia, a subire l'assalto del Covid col focolaio tra il basso lodigiano e Piacenza. Mesi durissimi, una sofferenza indicibile, con migliaia di vittime, donne e uomini che non ci sono più e che hanno lasciato un vuoto incolmabile nelle loro famiglie e nelle loro comunità. Reparti ospedalieri strapieni, nuovi padiglioni da allestire con terapie intensive, la nostra vita in larga parte stravolta. No, tutto questo non c'era davvero nei nostri pensieri di un anno fa. Ma la risposta degli emiliano-romagnoli, lasciatemelo dire, è stata altrettanto straordinaria, con lo spirito e la forza che ha permesso a questa terra di resistere e di rialzarsi ogni volta, dopo la guerra o dopo il sisma del 2012".

Prosegue il governartore: "Ci siamo lasciati alle spalle un 2020 terribile con la speranza che il nuovo anno possa davvero essere quello della ripartenza e della speranza. Io sono sicuro che sarà così, che ce la faremo. Serve però senso di responsabilità da parte di tutti, a partire da chi guida il Paese e le istituzioni. Serve un Governo solido che porti l'Italia fuori dalla pandemia con la più grande campagna vaccinale della storia, con un piano di ricostruzione che per la prima volta può contare su risorse straordinarie che vengono dall'Europa, con la capacità di essere vicino ai territori, alle categorie economiche che soffrono di più, alle preoccupazioni delle famiglie e alle inquietudini dei più giovani. Si può fare e bisogna farlo".

"D'altro canto, proprio qui in Emilia-Romagna, poco più di un mese fa, abbiamo sottoscritto il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima con sindacati e imprese, enti locali e università, scuola e Terzo settore, professioni e banche. Una grande sfida può essere vinta solo se la si affronta assieme, è questo il nostro messaggio a tutto il Paese - conclude -. Dobbiamo e possiamo davvero rimboccarci le maniche per ripartire, insieme, sostenendo chi ora è più in difficoltà e realizzando tutti i cambiamenti necessari per fare dell'Italia un Paese più moderno e più giusto. La pandemia ci ha colpito in maniera drammatica, ma questo non ci impedirà di rialzarci, come le cittadine e i cittadini di questa terra hanno sempre fatto. Perché siamo l’Emilia-Romagna. E perché, insieme, vogliamo riprendere in mano la nostra vita e il nostro destino".

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