Bonaccini fa appello al voto disgiunto, ai civici e ai 5 Stelle: "Non è vero che 'noi o Lega tanto è uguale'"

“Il 26 gennaio non si vota per mandare a casa il governo Conte, o come qualcuno sta perfino dicendo, per cambiare l’Europa, ma si vota per scegliere chi governerà l’Emilia-Romagna per i prossimi 5 anni"

“Il 26 gennaio non si vota per mandare a casa il governo Conte, o come qualcuno sta perfino dicendo, per cambiare l’Europa, ma si vota per scegliere chi governerà l’Emilia-Romagna per i prossimi 5 anni. Vincerà Stefano Bonaccini o Lucia Bongorzoni, non Salvini. Ma Matteo è il benvenuto in Emilia-Romagna perché siamo una terra ospitale. Loro si preoccupano del governo Conte, noi ci preoccupiamo dei cittadini, delle imprese e dei servizi dei prossimi 5 anni in Emilia-Romagna”: è così che si presentato martedì sera al pub Jump Stefano Bonaccini, candidato del centro-sinistra alle prossime elezioni regionali, nonché presidente uscente dell’Emilia-Romagna. Bonaccini è giunto a Forlì per l’insediamento del suo comitato locale di sostegno, affiancato dai candidati consiglieri del Pd già ufficializzati: Sara Samorì, Rosa Grasso e Paolo Zoffoli.

Parlando al suo popolo di centro-sinistra, l’invito di Bonaccini è stato quello di parlare con gli elettori e convincere quante più persone, non disegnando “il porta a porta, dove si convincono le persone guardandole negli occhi e con una stretta di mano” e “invitando ad avere più coraggio”, il tutto non senza l’autocritica: “Tagliando la saccenza, senza pretendere che si abbia la laurea per capirci”. Parlando di programmi ha citato la sanità, strappando l’applauso più grosso sul mantenimento del modello della sanità pubblica, in opposizione al programma di Borgonzoni  “che parla di un modello di sanità lombardo, che va verso il privato”. E poi ancora: ambiente e servizi per l’infanzia con gli asili nido in cui bisogna “ridurre ed arrivare anche ad azzerare la retta, perché per noi gli asili nido sono la prima agenzia educativa”.

VIDEO - Bonaccini a Forlì: "Salvini interessato al governo Conte, io all'Emilia-Romagna"

Per il resto è un Bonaccini che guarda ad un elettorato oltre il perimetro classico del centro-sinistra, tanto da evocare il voto disgiunto e la croce sul nome del presidente e non su quello del partito, e tanto da non demonizzare l’antagonista-ombra, che è appunto il leader del Carroccio Matteo Salvini: “Gli va riconosciuta la capacità di riempire le piazze e di essere sceso in piazza anche quando faceva il 5% e ai comizi c’erano più carabinieri e persone andate lì per contestarlo”. Ma la prova della piazza, per Bonaccini, è stata vinta anche dal centro-sinistra, con la recente adunata in piazza Maggiore a Bologna, “con 9 persone su 10 che mi dicevano che avevamo fatto male a scegliere piazza Maggiore, che non l’avremmo riempita tutta e i giornali avrebbero titolato su ‘manifestazione flop’”. E a proposito di piazza, cita le ‘Sardine’: “Dimostrano che non si riempiono solo le piazze per sentire parole d’odio, ma per invocare una politica civile e pacifica”. Le sardine, per Bonaccini, chiedono “un’alternativa di centro-sinistra che non parli solo agli elettori di centro-sinistra”. Il presidente uscente rivendica di aver aggregato il civismo, con ben 6 liste di forze politiche aggregate. Tra di oro c’è anche chi si è schierato contro il Pd e l’ha battuto due volte, come Federico Pizzarotti a Parma”.

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Parole soft anche per il Movimento 5 Stelle, che si appresta a correre con un proprio candidato di bandiera: “Una consigliera in carica dei 5 Stelle (Raffaella Sensoli, ndr) in un’intervista ha detto che non è vero che ‘sono tutti uguali’ e d’altra parte negli ultimi anni abbiamo spesso avuto il voto favorevole dei 5 Stelle per le leggi regionali. Non mi sentirete mai dire che sono ‘migliore’ di Salvini, ma ‘diverso’ sì e non trovo un simpatizzante dei 5 Stelle che dica che ‘Sono uguali’ (Bonaccini o Lega, ndr)". E conclude: “E che non senta più Salvini dire ‘Ci prendiamo l’Emilia-Romagna’, l’Emilia-Romagna non se la prende lui e neppure io, è degli emiliano-romagnoli”. Ed è agli elettori del territorio che Bonaccini si rivolge: “Non abbiamo un diritto divino a governare,  noi abbiamo un progetto”, mentre Borgonzoni, punzecchia il presidente uscente “non conosce l’Emilia-Romagna”.
 

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